di M.R.
I lavoratori Tapojarvi sono in stato di agitazione per organizzazione dei propri compiti e livelli di sicurezza che sentono minacciati in un contesto di ritardi e polveri preoccupanti. Il tanto atteso progetto di trattamento, recupero e commercializzazione delle scorie dell’acciaieria di Terni, tra rinvii e cambi al vertice di viale Brin, a quanto pare non decolla. A detta dell’attuale Ad Dimitri Menecali il 2023 sarà l’anno buono ma intanto manca chiarezza anche tra livelli istituzionali. Ne solo la prova le incongruenze tra le dichiarazioni di un ministro e quelle di un assessore regionale emerse grazie alle interrogazioni del Movimento cinque stelle a entrambi i livelli.
Morroni «L’esito dei monitoraggi sulla deposizione delle polveri è risultato al di sotto delle aspettative e in ambiente chiuso c’è difficoltà a smaltire il calore prodotto dal processo di raffreddamento delle scorie. La nuova rampa va quindi rivista e Tapojarvi è tenuta a presentare il nuovo progetto definitivo entro il 30 giugno». Così parlava nel febbraio scorso l’assessore all’Ambiente della Regione Umbria Roberto Morroni in risposta al consigliere del M5s Thomas De Luca. Solo pochi giorni fa invece, in contraddizione con questo, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato come una delle buone pratiche da piano della qualità dell’aria umbro, la lavorazione di quelle scorie ‘in ambiente chiuso e confinato’.
Il ministro dell’Ambiente Fratin in particolare rispondendo sullo stato di salute ambientale dell’area ternana alla deputata Cinque stelle Emma Pavanelli, ha intanto rilevato che il Piano regionale dell’Umbria sulla qualità dell’aria, è attualmente in fase di Vas e osservato che il Ministero ritiene l’atto possa costituire un valido strumento per
far fronte alla denunciata situazione di criticità, rappresentata dal superamento nelle
concentrazioni dei valori obiettivo di nichel. «In tale proposta – scrive Pichetto Fratin – , si conferma l’inserimento della stazione di rilevamento di Terni-Prisciano nella rete di monitoraggio della qualità dell’aria, a presidio del complesso siderurgico ternano. Segnatamente, in base ai dati forniti da Arpa Umbria, nel sito di Terni-Prisciano i valori obiettivo di nichel risultano superati con frequenza nel periodo compreso tra il 2015 ed il 2022, mentre quelli di deposizione dei metalli risultano più alti rispetto a quelli misurati in altre stazioni regionali. Secondo l’Arpa, tali valori sono riconducibili alla prossimità del parco scorie dell’acciaieria di Terni, fattore che dal 2020 in poi ha inciso sui livelli delle deposizioni dei metalli nelle altre postazioni presenti in città».
Il nodo scorie «Nell’aggiornamento al Piano regionale – e qui qualcosa non torna – è altresì previsto – prosegue il ministro – uno specifico intervento che mira allo svolgimento dell’intero ciclo di lavorazione delle scorie siderurgiche in ambiente chiuso e confinato, nonché all’installazione di impianti di abbattimento delle emissioni nel rispetto delle migliori tecniche disponibili. Per ridurre la concentrazione dei metalli, che sono trasportati in atmosfera dalle polveri, si rende utile intervenire sulla concentrazione di queste ultime». Pavanelli a questo punto vuole vederci chiaro e in una nota annuncia un’ulterione interrogazione al ministro: «Nonostante condividano la stessa maggioranza, Regione Umbria e Governo nazionale sembrano non essere particolarmente coordinati. Le rassicurazioni fornite dal Ministero, infatti, non trovano riscontro nella posizione espressa da Palazzo Donini quando ha palesato il fallimento del progetto di lavorazione delle scorie in ambiente chiuso e confinato che avrebbe dovuto migliorare la qualità dell’aria in città».
Fondi per migliorare l’aria Nella risposta al precedente atto intanto il ministro è entrato un po’ nel dettaglio di quello che è l’accordo in essere con la regione proprio per l’area ternana, con contribuzione del Ministero fino a 29 milioni di euro. Il ministro ha ammesso che il territorio è caratterizzato da pressioni emissive consistenti di natura industriale, residenziale e di traffico e reso noto che per quanto concerne in particolare la tematica relativa alla sorveglianza epidemiologica, considerato quanto raccomandato dal Quinto Rapporto Sentieri, con particolare attenzione al sito Sin regionale, è prevista la realizzazione di uno specifico progetto volto all’attivazione di un processo di sorveglianza della salute dei residenti dell’area interessata, sia attraverso l’implementazione delle attività del registro tumori, sia valutando in modo integrato diversi possibili determinanti di patologie cronico-degenerative (neoplasie, malattie respiratorie ostruttive e cardiovascolari ischemiche ed altre). «In particolare – afferma – saranno valutati diversi aspetti quali gli stili di vita potenzialmente nocivi, l’esposizione ambientale ed occupazionale a xenotossici (dose esterna) e l’assorbimento a livello individuale di xenotossici, utilizzando indicatori biologici di dose interna (ad es. concentrazioni ematiche e/o urinarie di metalli) o di effetti biologici precoci (a livello cellulare e/o molecolare)».
