di M.R.
È ripresa da circa una settimana la produzione all’interno di Acciai speciali Terni e già è stata annunciata per la fine del mese di settembre una nuova fermata. Strano. Perché poco prima che l’attività in viale Brin riprendesse a pieno regime, era stato prospettato un bimestre di saturazione impianti per le numerose commesse clienti da evadere. La cassa, a detta dell’azienda per quanto riferito ai metalmeccanici, si rende necessaria per abbassare i costi di produzione troppo alti.
Arvedi Ast E non a caso a notizia della necessità di attivare cassa integrazione per gli ultimi giorni di settembre arriva dopo l’iniziativa che Arvedi ha messo in atto all’interno del perimetro aziendale con una maxi affissione che evidenzia le differenze di costo per l’energia sostenute dai vari competitors europei dell’acciaio. Impossibile non collegare le due cose e le possibili interpretazioni di questa successione di eventi non possono che essere due: o il management, nonostante gli ordini, forza la mano stoppando gli impianti per avere al più presto udienza dai decisori politici sul tema energetico, oppure quel cartellone è stato esposto in previsione della fermata per giustificarne le ragioni. In questo contesto interessante capire se questo mese arriveranno comunque bramme dall’Indonesia. La pratica ormai consolidata, sul lungo termine, non può che portare a pensar’ male. Se, cioè, importare semilavorati da altri Paesi è economicamente sostenibile rispetto all’attività energivora degli impianti ternani, non è escluso che la proprietà valuti quello che di fatto era il vecchio piano Morselli che prevedeva la chiusura di un forno. Ipotesi; ma che danno il senso dei conti in tasca che potrebbe farsi il privato, a discapito dell’economia e dell’occupazione locale.
Energia Che sia il momento di intervenire in senso risolutivo sulla competitività delle aziende, che se ridotta ai costi energetici non fa che penalizzare l’Italia, è stato dichiarato anche dal senatore Pd Antonio Misiani, intervenuto nei giorni scorsi a Terni alla festa del partito, richiamando i doveri dell’Europa in questo senso. Nello stesso dibattito, il segretario della Cgil di Terni Claudio Cipolla ha fatto notare come nel cartellone esposto in viale Brin non fosse indicata ad esempio la città di Cremona, dove il Cavaliere ha diversi siti produttivi: «Non dovrebbe costare di meno lassù l’energia». Emerge così una questione di fondo: nella città umbra, in assenza dell’agognato Accordo di programma per Ast, resta difficile ormai orientarsi sulle intenzioni della proprietà dell’acciaieria che intanto prosegue la riorganizzazione aziendale. È notizia di questi giorni l’incorporazione, da parte di Acciai speciali Terni, del centro servizi Terninox di Ceriano Laghetto (Milano), già precedentemente ridimensionato, con maggiori carichi di lavoro per il sito di Sabbione, dove confluiscono diversi lavoratori che risultano via via in esubero al Tubificio. Nel caso di questa fusione sono 53 i lavoratori interessati, la sede resta nel Milanese.
Cisl Quanto allo stop di fine mese, sui dettagli del quale riferirà presto l’azienda alle Rsu, ecco le reazioni sindacali. Dalla segreteria nazionale di Fim Cisl, Valerio D’Alò: «A due anni e mezzo di distanza dall’acquisizione di Ast da parte del gruppo Arvedi serve mettersi in condizione di ottenere fino l’ultimo centesimo dell’investimento previsto per il sito ternano e poter così garantire un futuro industriale sostenibile in una delle produzioni strategiche come quella degli Acciai Speciali, insieme a queste: la necessità di completare tutte quelle opere infrastrutturali di collegamento con i porti strategici e collegamenti ferroviari e tutte quelle opere necessarie che aspettiamo da anni, per rendere interconnessa e competitiva l’Ast anche in termini di trasporto commerciale. Restiamo – conclude D’Alò – in attesa che il Piano per la siderurgia annunciato dal ministro Urso, di cui si è tenuto un primo incontro il 5 agosto scorso, possa fornire risposte a tutti i problemi e le difficoltà che il settore sta affrontando rispetto agli altri competitors internazionali. Quello che non possiamo permetterci in questo momento, è che si scarichino sui lavoratori, come nel caso di Ast con la cassa integrazione, il peso di scelte politiche industriali che ancora non trovano soluzione. Serve per questo, ripartire subito con il dialogo a livello ministeriale sia con le parti datoriali, che con le organizzazioni sindacali per affrontare tutti i nodi ancora non sciolti, a partire da quello determinante della riduzione dei costi energetici.
Fiom-Cgil Nel merito si esprimono anche Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per Fiom-Cgil, e Alessandro Rampiconi, segretario generale di Terni: «È la prima volta che l’area a caldo di Ast viene fermata per costi alti e non per motivi produttivi, seppur con un mercato ancora debole e con poca visibilità da qui alla fine dell’anno. Se il costo dell’energia è l’ultimo nodo per l’accordo di programma, ci aspettiamo da Azienda, Governo e istituzioni locali azioni concrete per giungere al termine di questa lunghissima fase di incertezza. Lo slogan dell’azienda ‘abbiamo il diritto morale i avere le nostre centrali o di essere pagati da hi le ha espropriate’ ci dice – aggiungono da Fiom-Cgil – di una trattativa in stallo con il Governo e forse con Enel per avere costi dell’energia a un prezzo competitivo. Lo stallo e i disimpegni su questo terreno non possono essere scaricati sui lavoratori e sulle lavoratrici dello stabilimento». E in ultimo il sindacato esprime «grande preoccupazione perché più il tempo passa e più vengono messe in discussione le linee guida del piano industriale presentate il primo aprile del 2022. I duecento milioni di euro di investimento sin qui fatti dall’azienda rappresentano un quarto degli investimenti complessivi che puntavano al mantenimento degli attuali livelli occupazionali». In ultimo «come Fiom-Cgil proporremmo un consiglio di fabbrica straordinario e un ciclo di assemblee per informare i lavoratori, non escludendo l’apertura di uno stato di agitazione anche per eventuale uso improprio di ammortizzatori sociali. Il Mimit convochi urgentemente le parti, al fine di concretizzare l’accordo di programma e il piano industriale che sono spariti dall’agenda».
Uilm Per il segretario nazionale di Uilm, Guglielmo Gambardella, e il segretario di Terni, Simone Lucchetti: «L’annuncio del gruppo Arvedi per noi non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Il gruppo di Cremona, fin da subito, con l’acquisizione di Acciai Speciali Terni aveva posto, alle istituzioni nazionali e locali, la questione della competitività del sito in relazione al costo dell’energia subordinando la realizzazione degli investimenti a risolutivi interventi normativi e/o infrastrutturali. Purtroppo, ad oggi, questi interventi non si sono realizzati ed il sito siderurgico ternano soffre di un gap competitivo rispetto ai competitor internazionali sia per il maggior costo dell’energia e sia per il parziale compimento degli 860 milioni di investimenti previsti dal gruppo guidato da Giovanni Arvedi che in questi mesi è intervenuto più volte sul tema. Abbiamo più volte chiesto una convocazione del tavolo ministeriale per fare il punto della situazione – sottolineano dalla Uilm – ma l’ultimo incontro si è tenuto nel lontano 14 novembre scorso. Da allora ci sono stati diversi confronti fra le istituzioni e la stessa azienda ma non hanno prodotto una soluzione. Come Uilm crediamo che i ritardi registrati per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma, che avrebbe consentito di supportare gli investimenti, non possano essere pagati dai lavoratori subendo la cassa integrazione. Il governo intervenga prima che sia troppo tardi».
Ugl «L’energia elettrica non è tutto, ma senza di essa non si può fare nulla». Lo dichiara in una nota il vicesegretario nazionale Ugl Metalmeccanici, Daniele Francescangeli, in merito all’annuncio del gruppo Arvedi di voler fermare per una settimana una delle due linee fusorie del sito di Terni. «La notizia ci preoccupa visto che, come accaduto in passato, non è legata al calo delle commesse, ma al costo troppo oneroso e fuori mercato dell’energia elettrica. Da anni l’UglMetalmeccanici si batte e continuerà a farlo, portando il tema del costo dell’energia all’attenzione sia del governo italiano sia a livello europeo e sottolineando la questione conseguente della competitività del sito ternano. Purtroppo – conclude Francescangeli – ad oggi non si è mai concretizzata alcuna misura mirata ad abbassare i costi, nonostante il gruppo Arvedi intenda investire un totale di 860 milioni, di cui 200, già spesi senza la firma dell’Accordo di programma».
