di Mar.Ros.
Tornano ad alzarsi i riflettori sull’emergenza dell’indotto Tk Ast con tante aziende che stanno perdendo gli appalti all’interno del sito siderurgico ternano con un’aggravante: non c’è liquidità per far fronte alle spettanze dei lavoratori.
Sistema del credito per l’indotto In soldoni, serve credito per l’erogazione di tfr, stipendi e cassa integrazione. Questa la nuova preoccupazione che agita gli animi in acciaieria, emersa martedì pomeriggio di fronte alla presidente uscente a caccia del secondo mandato, Catiuscia Marini, e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo. I sindacati hanno chiesto alla Regione di attivarsi per mettere in moto la macchina del sistema del credito umbro e fare in modo che le banche offrano almeno in questa fase una sponda a queste aziende, così da permettergli di far fronte alle emergenze. «La Marini – riferiscono i sindacati a margine del summit – ha messo a disposizione gli uffici della Regione per una costituire una task force e sfornare un pacchetto di misure ad hoc, di cui poi si discuterà in assemblea, direttamente con i lavoratori».
Incontro Il summit tra delegazioni sindacali (di Cgil, Cisl e Uil), presidente Marini e sindaco Di Girolamo si è tenuto, come previsto, martedì pomeriggio negli uffici della Regione a Terni e se da una parte palazzo Donini nei giorni scorsi ha replicato alle accuse piovute da Fratelli d’Italia e Cambiare l’Umbria, tornate ad attaccare duro parlando di un incontro a cui hanno partecipato soltanto di due sigle, oggi i sindacati hanno precisato che l’incontro era stato fissato per affrontare i temi legati al sistema degli appalti Ast e che ha dato modo al primo cittadino ternano e alla presidente uscente di prendere atto e consapevolezza della situazione, apparsa anche piuttosto grave: «Ai lavoratori – è stato detto da un sindacalista con amara ironia – poco importa dei ‘tavoli’ istituzionali se non arrivano risposte per mettere invece in ‘tavola’ qualcosa da mangiare».
Necessità e richieste «Dal tavolo di confronto – dichiarano i sindacalisti al termine – è di nuovo emersa la necessità di un incontro al Mise, anche per affrontare nello specifico la questione degli appalti diretti; alla governatrice è stato inoltre chiesto di affrettare i tempi incalzando il governo a dire l’ultima parola sul protocollo per la salvaguardia dell’occupazione e della professionalità dei lavoratori, per il quale la Regione ha già messo sul piatto 1.7 milioni di euro. È stato inoltre chiesto un tavolo regionale sugli appalti che, in qualche modo, possa dare risposte ai lavoratori, travalicando viale Brin». Un modo per dire che un riassetto del sistema appalti non deve guardare solo all’interno di Ast, ma volgere lo sguardo ai lavoratori di tutta l’Umbria, coinvolgendo sindacati e datori di lavoro per arrivare alla stipula d un accordo regionale unico.
Marini Necessità e richieste avanzate dalle delegazioni sindacali a cui la governatrice ha così risposto: «Il tema dell’indotto non è un fronte distinto dal resto delle questioni di interlocuzione con la proprietà di Tk-Ast per questo – ha affermato – io e il sindaco abbiamo fatto richiesta al governo più di un mese e mezzo fa di convocare un tavolo per la verifica dell’accordo siglato il 3 dicembre dello scorso anno. Quella attuale – ha ammesso – per la mia funzione è piuttosto impegnativa, ma non ho mancato di sollecitare sia il ministero che la presidenza del consiglio perché la riunione è importate. Con l’incontro di oggi – conclude – ho assunto anche l’impegno di un confronto regionale con le parti datoriali e i sindacati perché il tema dell’indotto riguarda le imprese e i lavoratori dell’Umbria. L’impegno lo voglio mantenere – ha concluso – ma tutto dipendente dall’esito del voto di domenica. Un impegno che voglio mantenere, ma tutto dipende dall’esito del voto».
