Protesta ai cancelli dell'Aisa-Trelmet di Todi

Fiom-Cgil e Fim-Cisl non firmano la messa in mobilità per i 60 lavoratori Aisa-Trelmet, le due aziende storiche del Tuderte che hanno chiuso i battenti a fine maggio. A un mese da quella decisione inaspettata e improvvisa, che l’azienda ha ufficializzato solo qualche giorno dopo aver sottoscritto un contratto di solidarietà per i successivi 12 mesi, i due sindacati hanno incontrato l’azienda e Confindustria Perugia.

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Strade alternative L’appuntamento era per discutere della procedura per la messa in mobilità dei lavoratori, «cosa che noi – affermano  Cristiano Alunni (Fiom Cgil Perugia) e Gianni Scalamonti (Fim Cisl Umbria) – con il sostegno totale dell’assemblea, non abbiamo sottoscritto, convinti della possibilità di individuare strade alternative alla definitiva chiusura dello stabilimento. Strade che – proseguono i sindacalisti – ufficiosamente vengono confermate anche dalle nostre controparti, ma che non emergono con chiarezza al tavolo della trattativa, per una evidente volontà di mantenere le mani libere nell’eventualità di una ripresa dell’attività produttiva».

Serve un tavolo Fim e Fiom hanno già avuto contatti con il sindaco di Todi, Carlo Rossini, e con la presidente della Regione, Catiuscia Marini. «Ora, in considerazione del mancato accordo e prima della prossima convocazione in Regione per il tavolo tecnico che definisca la procedura secondo le norme vigenti di legge, chiediamo ufficialmente al primo cittadino di aprire un tavolo istituzionale – aggiungono Alunni e Scalamonti – che prenda le difese dei lavoratori e dell’azienda, strategica per il territorio, con l’obiettivo di creare le condizioni per ricostruire un’attività produttiva di qualità e di prospettiva».

«Confindustria: ruolo negativo» Infine, i sindacati stigmatizzano il «ruolo negativo svolto nella trattativa da Confindustria, che, preso atto della situazione di forte criticità, non riesce a costruire una rete di sistema in grado di favorire il possibile rilancio dell’azienda».

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