In seguito al maltempo di un maggio che è somigliato più a novembre la Regione Umbria chiede lo stato di calamità per il suo comparto agricolo. A renderlo noto è l’assessore regionale all’Agricoltura Fernanda Cecchini dopo l’incontro che ha tenuto martedì con tutti i rappresentanti delle associazioni di settore. La richiesta verrà fatta attraverso una lettera che sarà spedita al presidente della Commissione politiche agricole Fabrizio Nardone. Nella lettera si chiederà inoltre che «l’argomento – spiega palazzo Donini in una nota – sia posto all’ordine del giorno della prossima riunione della conferenza degli assessori regionali all’agricoltura in programma il 13 giugno».
Assoluta difficoltà La Regione promette di attivarsi anche al prossimo incontro di Bruxelles del 19 e 20 giugno, sede nella quale palazzo Donini «si farà promotore dello stato di assoluta difficoltà in cui versa il settore, soprattutto per quanto riguarda le misure agro-ambientali, al fine di evitare la perdita delle risorse stanziate per il comparto». Secondo l’assessore una stagione climatica come quella attuale l’Umbria non la viveva dal 1811, «con la differenza che oggi le precipitazioni si concentrano in modo straordinariamente abbondante in brevi lassi di tempo e non sono spalmate, come in passato, su periodi più lunghi».
Stima dei danni Una stima dei danni complessivi ancora nono è stata fatta. Secondo una prima analisi di Coldiretti si rischia un calo medio di produzione nelle diverse zone dell’Umbria di un 30-40% per grano, orzo e avena, ma anche per le foraggere, con punte ben superiori specie nelle zone colpite da neve e grandine. «Nei prossimi giorni – ha spiegato Cecchini – vanno quantificati il più dettagliatamente possibile i danni subiti, avendo ben presente che non c’è un solo settore agricolo, dai seminativi, ai trapianti, all’ortofrutta, al foraggio che si sia salvato dalla furia degli eventi atmosferici».
Cecchini: colpi devastanti «In questo quadro le semine dei cereali, già tardive a causa del maltempo, hanno subito i colpi devastanti di pioggia e grandine e così la coltura della vita, dell’olio e del tabacco. Dei quasi sei mila ettari vocati a tabacco solo il 20% è stato finora trapiantato ed è quindi facile prevedere le ripercussioni che l’attuale situazione avrà sui raccolti e di conseguenza sui redditi degli agricoltori e sui costi per i consumatori. Sono molti inoltre i terreni dell’Umbria coperti d’acqua, sui quali sarà difficile poter operare in tempi brevi per proseguire con le consuete attività agricole».
