«La Commissione deve accelerare sui dazi antidumping con l’obiettivo di proteggere il settore siderurgico europeo». È questa la posizione italiana sostenuta lunedì dalla viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, al Consiglio Ue per la competitività a cui hanno partecipato i 28 tra ministri e viceministri dell’industria.
Consiglio Ue per la competitività Bellanova ha detto ai giornalisti che nel Consiglio si è registrata una grande condivisione sulla necessità di verificare in modo approfondito gli scenari possibili se alla Cina dovesse essere riconosciuto da parte della Ue lo status di economia di mercato. L’Italia sostiene anche che occorre ridurre da nove a sette mesi il periodo previsto dalla Commissione per condurre le indagini antidumping e applicare i dazi preliminari. «Se non ci sono regole uguali per tutti – ha detto – ora per l’acciaio e in futuro per gli altri settori produttivi si corre il rischio di incrementare la concorrenza sleale e la delocalizzazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro».
Socialisti e democratici: «Governi immobili»Martedì da Bruxelles è arrivato l’intervento del gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo: «Malgrado le richieste dei lavoratori europei, i governi non fanno nulla di concreto e urgente per salvare l’industria siderurgica, i risultati sono deludenti, non vi è alcuna azione – attacca Edouard Martin, relatore sull’industria dell’acciaio sostenibile – di emergenza. Anche se la Cina ha annunciato la sua volontà di ridurre la sua sovrapproduzione, le autorità di Pechino ammettono che questo richiederà tempo. E finora questa riduzione è stata promessa già da dieci anni, senza che sia successo nulla. Ad oggi – sottolinea Martin – la sovrapproduzione è stimata in 350 milioni di tonnellate, che pari al consumo europeo di due anni. Come possono – si chiede Martin – queste misure piccole e patetiche aiutarci ad affrontare la crescita di importazione di acciaio, attorno a due tonnellate al mese, che portano i germi della nostra deindustrializzazione? Che fine hanno fatto le misure antidumping e la drastica accelerazione di queste procedure? Che fine ha fatto la discussione sul riconoscimento alla Cina dello status di economia di mercato?”.
Rossi: «Salvare siderurgia Ue è vitale» A intervenire sulla vicenda è stato anche il senatore di Terni Gianluca Rossi, capogruppo Pd in commissione finanza: «Il mercato mondiale dell’acciaio ed in particolare le relazioni commerciali tra Ue e Cina, squadernano le contraddizioni interne ai Paesi dell’Unione: come facciamo a contrastare tale sovraccapacità produttiva cinese nel settore siderurgico se all’interno del mercato comunitario si compiono scelte basate su regole spesso auto-referenziali e miopi, incapaci di tutelare il mercato interno?». E poi: «Condivido la posizione del gruppo Socialisti e democratici del Parlamento europeo, ci troviamo di fronte a questioni epocali, capaci di mettere in ginocchio il sistema industriale del vecchio continente: milioni di lavoratori del settore siderurgico, al pari delle grandi aziende europee, attendono risposte cogenti a domande che non possono più essere posticipate i cui esiti saranno un importante asse politico».
