di M.T.
Una sentenza del tribunale dell’Unione europea riaccende il dibattito sulla concorrenza dell’acciaio asiatico a basso costo nel mercato europeo e potrebbe avere riflessi anche sull’industria siderurgica italiana, compresa l’Acciaieria di Terni. La decisione riguarda l’interpretazione delle norme europee sui dazi antidumping e, secondo diversi osservatori del settore, rischia di rendere più difficile l’applicazione delle misure pensate per contrastare pratiche di aggiramento dei dazi.
Il caso nasce da un contenzioso tra un produttore turco e la Commissione europea e si è concluso con la sentenza del Çolakoğlu Metalurji AŞ v Commission pronunciata dal tribunale dell’Unione europea. I giudici hanno annullato il regolamento di esecuzione con cui Bruxelles aveva esteso i dazi antidumping sulle importazioni di acciaio inox laminato a caldo provenienti dall’Indonesia anche ai prodotti spediti dalla Turchia.
Secondo la Commissione, alcune aziende turche avrebbero potuto aggirare i dazi europei importando bramme di acciaio dall’Indonesia, trasformandole in fogli o rotoli e poi esportando il prodotto finito nell’Unione. Bruxelles aveva quindi ritenuto che questa lavorazione configurasse una forma di elusione delle misure antidumping previste dal diritto europeo.
Il Tribunale ha però adottato un’interpretazione più restrittiva della norma. La trasformazione delle bramme in fogli laminati a caldo, avvenuta attraverso una sola fase di lavorazione e senza l’aggiunta di altri componenti, non può essere considerata un’operazione di assemblaggio. Per i giudici, perché si possa parlare di assemblaggio – come previsto dall’articolo 13 del regolamento europeo antidumping – è necessario che più parti vengano unite per creare un prodotto finale. Nel caso esaminato, invece, si trattava semplicemente della trasformazione di un unico semilavorato in un prodotto finito.
La decisione ha un valore che va oltre il singolo contenzioso, perché incide su uno degli strumenti utilizzati dall’Unione europea per difendere il proprio mercato dalla concorrenza di prodotti siderurgici a basso costo provenienti dall’Asia. Negli ultimi anni l’industria europea dell’acciaio ha chiesto più volte a Bruxelles misure di difesa commerciale per contrastare l’arrivo sul mercato europeo di acciai prodotti in Paesi con costi energetici e ambientali molto più bassi.
In questo scenario un ruolo particolare lo ha avuto l’Indonesia, diventata negli ultimi anni uno dei principali produttori mondiali di acciaio inox grazie a investimenti industriali su larga scala e all’accesso a materie prime come il nichel. Proprio le esportazioni di acciaio inox indonesiano sono state al centro di diverse indagini antidumping avviate dalla Commissione europea. Nel 2021 l’Unione ha imposto dazi su fogli e rotoli di acciaio inossidabile laminati a caldo provenienti dall’Indonesia dopo aver accertato che venivano venduti sul mercato europeo a prezzi inferiori al valore normale, con effetti distorsivi sulla concorrenza.
Il provvedimento aveva rappresentato uno dei casi più significativi di difesa commerciale nel settore siderurgico europeo. Tuttavia negli anni successivi Bruxelles ha dovuto affrontare anche il problema delle possibili triangolazioni attraverso Paesi terzi, cioè lavorazioni intermedie effettuate fuori dall’Indonesia per aggirare le misure antidumping.
È proprio in questo contesto che si inserisce la sentenza del tribunale Ue, che limita l’interpretazione delle pratiche di elusione legate alle operazioni di assemblaggio. Secondo diversi osservatori del mercato siderurgico, questa impostazione potrebbe rendere più difficile estendere i dazi antidumping a prodotti che subiscono lavorazioni intermedie in Paesi terzi prima di essere esportati nell’Unione.
Le conseguenze potrebbero farsi sentire anche sul mercato europeo dell’acciaio inox, dove operano diversi produttori tra cui Acciai Speciali Terni. Lo stabilimento umbro è uno dei principali poli siderurgici europei specializzati nella produzione di acciai inossidabili piani, destinati a settori industriali come energia, chimica, automotive e impiantistica.
Per aziende di questo tipo la concorrenza internazionale rappresenta da tempo uno dei fattori più delicati. Il mercato europeo dell’inox è infatti esposto alla competizione di produttori asiatici che possono beneficiare di costi energetici più bassi e di normative ambientali meno stringenti. Per questo motivo l’industria siderurgica europea, rappresentata anche da organizzazioni come Eurofer, sostiene da anni la necessità di strumenti efficaci di difesa commerciale.
In questo quadro, una sentenza che restringe l’interpretazione delle pratiche di elusione dei dazi potrebbe avere effetti indiretti sul settore. Se alcune lavorazioni effettuate in Paesi terzi non venissero più considerate aggiramento delle misure antidumping, una parte della produzione asiatica potrebbe trovare nuovi canali per entrare nel mercato europeo.
Il tema si inserisce inoltre in un contesto più ampio di trasformazione dell’industria siderurgica europea, alle prese con la transizione energetica, l’aumento dei costi dell’energia e la competizione globale. Proprio per questo le decisioni della giustizia europea in materia di commercio internazionale vengono seguite con attenzione dalle imprese del settore, perché possono incidere sugli equilibri del mercato e sulla capacità delle aziende europee di competere con i grandi produttori mondiali.
