Avviamenti al lavoro -2.5%, col settore delle costruzioni e del terziario che perdono rispettivamente 2.5% e 5.4%. Questi i dati più allarmanti relativi al territorio della provincia di Terni per il segretario generale Cgil del capoluogo, Attilio Romanelli, tornato a lanciare un forte grido d’allarme sulla situazione economica provinciale, ma soprattutto a chiedere «che si passi dalle parole ai fatti» nel riconoscimento di Terni-Narni come area di crisi complessa.
Rapporto Ires A preoccupare è il rapporto dell’Ires riferito al III trimestre 2014, quindi precedente alla vertenza Tk-Ast, che evidenzia una particolare sofferenza del territorio in questione, anche rispetto al contesto regionale. «La nostra provincia – scrive la Cgil – è in controtendenza per quanto riguarda i nuovi avviamenti al lavoro, registrando un -2,5% a fronte del +4,8% della provincia di Perugia. Un dato che risente soprattutto di un’ulteriore flessione nel settore delle costruzioni (-2,5%) e del terziario (-5,4%)».
Terni-Narni area di crisi complessa In questo quadro, Romanelli pianta alcuni paletti, a cominciare dal «valore strategico del Piano del lavoro, passando alla realizzazione di un sistema di alleanze tra istituzioni, impresa e rappresentanze sociali per avanzare la richiesta del riconoscimento di area di crisi complessa e di tutte quelle strumentazioni legislative utili a contrastare la crisi, fronte su cui la Cgil è impegnata da tempo, guardando con attenzione alla posizione recentemente espressa da Confindustria Terni».
Romanelli (Cgil) Ma naturalmente il segretario individua anche altre condizioni essenziali per il rilancio dell’economia, come «la crescita dei processi formativi nel campo della cultura industriale, con un ruolo fondamentale dell’Università e degli istituti tecnici superiori, il rilancio di ricerca e innovazione, attraverso il recupero di esperienze consolidate su territorio (come Csm ed Isrim), in stretta relazione con gli asset industriali operanti su Terni, una rinnovata governance del sistema industriale, con specifico riferimento alle oltre 40 multinazionali operanti sul territorio e, infine, la costituzione di una cabina regia, formata da istituzioni, imprese e soggetti sociali, che selezioni gli orientamenti da seguire».
