Wladimiro Boccali con Daniele Bovi e Fabio Versiglioni

di Enzo Beretta

«Un regolamento di conti? Ci sarebbe voluto un libro con un numero maggiore di pagine, questo potrebbe essere solo il primo volume…». Inizia con queste parole Wladimiro Boccali la presentazione del libro-intervista scritto dal giornalista Daniele Bovi. L’Aula 1 del Dipartimento di Agraria è stracolma. E’ l’ex sindaco l’ospite più atteso a San Pietro, dove il volume è stato presentato all’interno di Umbrialibri. Prima dell’inizio, oltre alla coda per entrare, la gente si mette in fila indiana per farsi autografare Tutta colpa di Boccali? (Futura edizioni, 16 euro). «Rancoroso io – chiede al microfono Boccali -? Con qualcuno lo sono ma il rancore è un sentimento umano…». Eppure, secondo Baldissera Di Mauro, «nel libro non c’è una sola parola assimilabile al rancore. Qui dentro – spiega indicando la copertina bianca con il grosso punto interrogativo rosso – insieme allo spessore umano, culturale e politico di Wladimiro c’è una storia profonda di cultura politica. Boccali è stato l’ultimo sindaco di centrosinistra a Perugia». Pausa. «In ordine di tempo».

Gli ultimi 20 anni di Perugia C’è il lavoro scrupoloso del cronista dietro «Tutta colpa di Boccali?» realizzato da Bovi. Un lavoro di ricerca, un affresco degli ultimi vent’anni di storia cittadina. «Non abbiamo voluto raccontare storie di gelosia da retrobottega – ha spiegato il giornalista di Umbria24 – né una piccola Dallas».

«Ho scritto un libro quando me lo hanno sconsigliato» Si è preso tempo Boccali per raccogliere la proposta di Bovi ma dopo qualche settimana si è convinto. «Non sono un uomo dalle granitiche certezze – dice l’ex sindaco -. Alla fine però mi sono convinto, proprio quando qualcuno del mio partito mi ha sconsigliato di scrivere un libro. C’era il pericolo che a distanza di tempo riemergesse la rabbia ma anche il rischio di crearsi nuove inimicizie. Sono orgoglioso del mio passato e il mio obiettivo era quello di evitare che quest’operazione si trasformasse in una biografia e accendesse un dibattito di provincia. Piuttosto ci siamo soffermati ad analizzare la storia perché l’esperienza delle sconfitte e dei fallimenti va sfruttata, non potendo essere nascosta». Secondo l’ex sindaco «a un certo punto della storia la Sinistra italiana ha perduto il rapporto col popolo ed è stata incapace di ricucirlo. Il premier Matteo Renzi è la conseguenza di questa rottura della connessione sentimentale».

«Romizi? Poteva andarci peggio…» A Boccali – emblema della sconfitta dopo 70 anni di governo rosso – è stato rimproverato di «non poter uscire definitivamente dalla vita politica della città, in quanto rappresentante di un pezzo di quella storia». Cosa ne pensa dell’attuale sindaco Andrea Romizi? «Rispetto alla sconfitta poteva andarci peggio… non condivido la deriva provinciale sul versante della cultura ma sul resto non vedo grandi differenze rispetto a prima. Sono fintamente distratto – spiega Boccali -. Sul fronte sicurezza sono andati via i ladri ma non ci sono più poliziotti, sono finite le rapine in villa ma il numero dei morti per overdose è uguale. Con la differenza che fino al 2014 qualsiasi cosa accadeva in città se la venivano a prendere col Comune. Perfino Carlo Pagnotta è rimasto tale e quale: all’epoca trattava male noi, oggi maltratta gli altri».

La frattura col gruppo dirigente del Pd «Progetti per rilanciare la città ce n’erano – prosegue Boccali – soltanto che è stato buttato via il bambino insieme all’acqua sporca. La frattura con un pezzo del gruppo dirigente del Pd c’è stata, questo è indiscutibile, ma l’impianto smontato non è stato sostituito.

«Io al parlamento europeo? Con questo donca?» Oggi non esiste più il centrosinistra, i consiglieri si danno da fare ma non siamo una forza di opposizione. Chi rappresentiamo? A chi parliamo?». Il mondo vive una «situazione generale di sbandamento – conclude -. Prima della sconfitta alle comunali mi incontrai con Mauro Agostini e gli spiegai che avevo intenzione di chiudere. Mi chiese se pensavo di fare il parlamentare europeo, non ci avevo pensato ma poi ho riflettuto tra me e me: ‘Ho un donca eccessivo per Bruxelles‘». Il volume, edito da Fabio Versiglioni, poche ore dopo l’uscita tra librerie e presentazione ha già venduto quasi 400 copie. Con ogni probabilità andrà in ristampa.

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