Historia naturale e morale delle Indie, di R.P. Gioseffo di Acosta, pubblicato a Venezia da Bernardo Basa nel 1596

Il percorso museale della Città del Cioccolato si arricchisce di un nuovo reperto storico di particolare rilievo, destinato a entrare nella collezione già ospitata lungo l’itinerario espositivo. Dal 30 giugno è infatti in esposizione il volume Historia naturale e morale delle Indie, di R.P. Gioseffo di Acosta, pubblicato a Venezia da Bernardo Basa nel 1596.

Si tratta di un’opera che rappresenta una delle testimonianze più antiche nella quale compare, per la prima volta, il termine «cioccolata». Nel testo, infatti, ricorre la parola «chocolate», utilizzata dagli spagnoli per indicare la bevanda sacra delle civiltà mesoamericane, ripresa poi anche nella traduzione italiana senza variazioni lessicali, trattandosi di un termine nuovo e privo di corrispettivi nella lingua dell’epoca.

Un passaggio che, come sottolinea Roberto Caraceni, si inserisce in un contesto linguistico e culturale complesso. «Le popolazioni meso-americane precolombiane non avevano un termine per identificare la cioccolata, ma si riferivano a essa con espressioni come “acqua di cacao” o “acqua amara”. Furono gli spagnoli a introdurre la parola chocolate, probabilmente unendo suoni del lessico maya e azteco», spiega Caraceni.

Nel volume, alla voce cacao, Acosta descrive l’uso del frutto nelle società del Messico precolombiano, dove i semi erano considerati altamente preziosi, utilizzati anche come forma di scambio e talvolta offerti come elemosina. La bevanda ottenuta dalla lavorazione del cacao, preparata con acqua e spezie, viene raccontata come elemento centrale di pratiche sociali e rituali.

L’autore ne sottolinea anche il valore simbolico e spirituale, riportando osservazioni dirette sull’uso cerimoniale della bevanda: «ch’è una cosa pazza […] e dicono ch’è per orale, e per lo stomaco, e contra il catarro», si legge nel testo, a testimonianza della percezione che ne avevano le culture dell’epoca.

Accanto alla dimensione alimentare e commerciale, Acosta descrive anche aspetti rituali legati alla religiosità azteca, tra cui il culto di Quetzalcoatl, divinità associata al cacao. In alcune cerimonie, secondo il racconto, un prigioniero poteva essere venerato per un periodo limitato prima di essere sacrificato, in un contesto in cui la dimensione religiosa permeava profondamente la vita sociale.

«Le pagine di questo antico testo offrono una cronaca diretta della società mesoamericana, molto distante dalle culture europee del tempo. La loro lettura è un viaggio nel tempo», osserva Eugenio Guarducci, sottolineando il valore documentario dell’opera.

L’ingresso del volume nella collezione Caraceni rappresenta così un ulteriore tassello nel percorso museale della Città del Cioccolato, che continua a intrecciare storia, cultura e origini di uno degli alimenti simbolo della tradizione gastronomica mondiale.

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