L'abbazia di Sant'Eutizio prima del terremoto

di Dan.Bo. e Mar.Ciu.

Nel dicembre del 1944, non ancora chiuso il secondo conflitto mondiale e in un momento storico in cui (per motivi tecnologici e per l’impellenza di salvaguardare la stessa vita) la diffusione delle notizie era quantomai difficoltosa, in una lettera carica di nera preoccupazione per le sorti del patrimonio artistico italiano, Roberto Longhi scriveva all’amico e collega Giuliano Briganti, una considerazione destinata a divenire celebre: «L’arte, di per sé muta e indifesa, non può proteggersi che con la fama, e la fama è la critica sempre desta». Da circa due mesi i tesori germogliati sotto le vette dei Sibillini sono di nuovo sottomessi a bombardamenti, questa volta tellurici, ma non meno devastanti di una guerra; ovviamente la priorità in un frangente come questo è il soccorso umanitario e logistico alla popolazione sfollata e la ricerca di soluzioni che possano garantire quanto prima il ritorno a una qualche normalità fatta di casa, di lavoro, di scuola e, non ultimo, di luoghi: luoghi che, non lo si può dimenticare, sono contemporaneamente habitat ed emergenza artistica, memoria e bellezza di quella stessa popolazione e di noi tutti.

56 OPERE SALVATE NEL WEEKEND

L’appello È dunque da accogliere con grandissima attenzione l’appello, nato in seno al Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, attraverso il quale i docenti si appellano a colleghi e studenti affinché si rendano disponibili a collaborare con le istituzioni per la salvaguardia del patrimonio. Allo stato attuale infatti quanti studiano, si laureano e si specializzano in un Dipartimento di lettere e quanti a vario titolo lavorano nel settore, si trovano nella situazione paradossale (e certamente frustrante) di non avere abilitazione ad agire sul campo pur avendo più di altri abilità e conoscenze. In caso di emergenza le Soprintendenze si avvalgono dell’appoggio della Protezione civile, la quale ha un dipartimento di Beni culturali con personale volontario specializzato in grado di intervenire in situazioni di rischio sul patrimonio architettonico; purtroppo lo stesso non vale per manufatti di diversa natura: non solo dipinti, sculture e oggettistica di vario genere, ma anche materiale librario e archivistico.

IL LIBRO SU GIOVANNI TEUTONICO E QUEL PATRIMONIO DIFFUSO NEL CENTRO ITALIA

Inquadramento La mancanza di mezzi e risorse umane interne, una procedura lenta, una difficoltà nel reperire la disponibilità di una ditta esterna abilitata: questi sono tutti fattori che possono comprensibilmente gettare una sentenza di morte su qui beni che dopo un terremoto si trovano indifesi, esposti a crolli, allo sciacallaggio (vedi il caso della tela sparita da una chiesa di Nottoria, frazione di Norcia), alla pioggia e alle intemperie. L’idea promossa dal Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, ma potenzialmente estendibile ovunque, sarebbe quindi quella di trovare uno specifico inquadramento presso la Protezione civile per tutte quelle persone dotate di competenze che, già sovente tagliate fuori da un settore arido di impieghi sicuri, si trovano estromesse anche nel momento della difesa di ciò che è materia vivente della loro professione; ovvero «critica», che lei sola può far riemergere e relazionare gli oggetti del passato, consegnandoli così alla «fama», cioè alla memoria viva dell’uomo.

LE 300 OPERE RECUPERATE PRIMA DI AGOSTO

Decreto Il decreto legge che forse vedrà la luce in questi giorni potrebbe, ma solo in parte, cambiare la situazione: il soggetto con cui si confronta la Protezione civile nell’ambito di una situazione di emergenza si sposterebbe dalla Soprintendenza all’Anci (l’Associazione nazionale comuni italiani), come fortemente auspicato da numerosi sindaci che da settimane lamentano l’impossibilità di agire in difesa dei beni del loro territorio sotto vincolo storico-artistico (tra essi trova una menzione particolare il sindaco-storico dell’arte di Matelica, Alessandro Delpriori, autore di una lettera al ministro dei Beni culturali e di un toccante articolo apparso sul Manifesto del 31 ottobre). A questo punto gli estensori dell’appello si aspettano una risposta in tempi rapidi da parte di Alfiero Moretti (dirigente del Servizio organizzazione e sviluppo del sistema di Protezione civile) e Filippo Battoni, responsabile della sezione Beni culturali della Protezione civile della Regione. Un sì che permetterebbe di dare vita a una collaborazione strutturata e stabile in grado di operare oggi in Umbria e domani dove ce ne sarà bisogno.

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