di Francesca Mancosu
I racconti della Terni a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta parlano di una città diversa da quella che conosciamo oggi. Lotte operaie, tensioni sociali sì, ma pure un gran fermento culturale, spettacoli teatrali d’avanguardia, tanta musica dal vivo e locali sparsi fra le pieghe del centro storico. Fra di loro anche il Typocinet, ricavato negli scantinati della storica tipolitografia Visconti. Aperto fra il 1986 e il 1989, da questo gennaio si appresta a riaprire i battenti con una rassegna di corti teatrali e jam session.
Una storia che parte da lontano Ritagli di giornali, depliant e fotografie non bastano a rendere l’idea di quello che è stato. Ma, forse, sono sufficienti a provare nostalgia per un tempo che molti di noi non hanno vissuto, o ricordano solo di striscio. «Negli anni Settanta – ricorda Augusto Visconti – iniziai a sostenere le attività di quello che allora si chiamava Cinema Primavera, stampando manifesti e programmi e contribuendo anche economicamente. Insieme ad altri ragazzi (Fabio, Roberta, Danila, Ferdinando) mettemmo in piedi una serie di spettacoli teatrali piuttosto d’avanguardia, come il ‘Woyzeck’ di Georg Büchner».
Gli anni Ottanta Attività bruscamente interrotte al passaggio con il nuovo decennio e poi riprese nel 1987. «Quando trasferìi la tipolitografia dalla vecchia sede di via Garibaldi (che la ospitava dal 1945, ndR) a quella attuale di via Campofregoso – racconta ancora Augusto – decisi di recuperare l’esperienza del Primavera e creai il Typocinet. Uno spazio autogestito, autonomo, che non avesse alcun legame con gli enti pubblici». Le locandine dell’epoca, sormontate dal logo composto da un Rambo con la testa di Charlie Chaplin – «visto in una locandina di un locale d’essai di Parigi, è una sorta di essere mitologico, innocente e guerriero al tempo stesso», ricorda Augusto -, parlano di rassegne cinematografiche («anche di dodici ore filate»), incontri, scambi culinari, serate con le lanterne magiche. «Ma pure spettacoli teatrali, con Giovanni Pampiglione e Franco Molè. In città ci prendevano un po’ per ‘radical chic’, ma a noi non importava».
La nuova stagione del Typocinet Un’esperienza ufficialmente chiusa nel 1989, ma che finalmente tornerà a rivivere. Dopo un primo appuntamento lo scorso novembre, il Typocinet riaprirà infatti i battenti per una sera al mese grazie alla rassegna ’30 autori per 14 teatri’ reading di corti teatrali di autori contemporanei curato dall’associazione Il Progetto (l’ex Progetto Mandela, ndr) – rimasto senza una casa dopo il mancato rinnovo della convenzione con il Comune – in collaborazione con il Centro nazionale di drammaturgia contemporanea. «Saranno sei appuntamenti – racconta Alice, la figlia di Augusto, che più di tutti crede nella rinascita del locale. Oltre alle letture, vorremmo riprendere qualcuna delle attività di un tempo, organizzare delle jam session, magari spettacoli. Col tempo, si vedrà».
«È Darth Vader, non un bus!» Prima di salutarci, Augusto ci rivela la storia, probabilmente sfuggita ai più, che si nasconde dietro al bizzarro ingresso che caratterizza la sua tipolitografia. «Quando ci trasferimmo dalla sede di via Garibaldi a quella di via Campofregoso, chiesi a due amici architetti, appena laureati, di realizzare un ingresso che ricordasse la maschera di Darth Vader, leggendario protagonista della saga di Guerre stellari. Poi, viste le difficoltà tecniche ripiegammo sul Nautilus di ‘20000 leghe sotto i mari’. La porta doveva essere curva, aprirsi con una fotocellula. Poi, nel corso dei lavori ci rendemmo conto che non c’era abbastanza profondità per realizzare un’entrata simile e ripiegammo sulla porta a soffietto che c’è ora, che tutti scambiano per la porta di un autobus. In realtà, è un omaggio alla vocazione siderurgica della nostra città. E se la guardate dall’altro capo della strada, vedrete che è sormontata da due faretti verdi».
