di Francesca Mancosu
Collescipoli come Woodstock. O qualcosa di simile, ma in chiave jazz. Lo scenario, a dir poco inusuale, diventerà realtà grazie al Jazzit Fest, festival musicale che dal 5 all’8 settembre porterà oltre 450 musicisti ad esibirsi nelle vie e nei palazzi del piccolo borgo medievale (di 200 anime), con un corollario di conferenze, workshop, esposizioni d’arte e fotografiche, e un expo’ aperto agli operatori del settore. Ad ingresso gratuito, e senza contributi pubblici.
L’idea Deus ex machina del progetto è Luciano Vanni, editore di testate di musica e turismo e già direttore artistico del ‘Terniinjazz fest’, poi divenuto ‘Grand tour jazz fest’, che fra il 2001 e il 2010 ha portato a Terni grandi nomi della scena jazz internazionale, da Charlie Haden a Uri Caine. «Dopo tre anni di silenzio organizzativo – racconta Vanni – ho pensato che fosse ritornato il tempo di fare un festival diverso, basato su dei valori ben precisi: nessun ricorso ai finanziamenti pubblici, ma la collaborazione con le istituzioni per l’uso delle strutture; l’ingresso a donazione, secondo la formula del ‘pay whay you want’; nessun compenso per gli artisti, che avranno in cambio vitto, alloggio e la disponibilità di un palco su cui esibirsi».
Nessuna direzione artistica Vanni la definisce ‘open source’, vale a dire condivisa, non imposta dall’alto. «Non ci sarà nessun direttore artistico – conferma: io non invitato nessun musicista a suonare a Collescipoli e non ho detto ‘no’ a nessuno di quelli che hanno aderito al progetto, grazie al tam tam su Facebook. In pratica, ho fatto solo le veci del ‘vigile urbano’, cercando di armonizzare le loro esigenze e di mettere ordine». Una sfida non facile da vincere, visto che alla fine hanno risposto all’appello ben 450 artisti, fra cui si annoverano giovani promesse come Fabio Giachino, fresco vincitore del Premio Massimo Urbani come ‘miglior talento’, ma pure professionisti affermati come il sassofonista Claudio Fasoli, Mauro Ottolini, trombonista di Vinicio Capossela. In un mix fra hard bop e free jazz, avanguardia e big band.
Condivisione e valorizzazione del territorio Il Jazzit Fest sarà anche l’occasione per provare a valorizzare diversamente il borgo di Collescipoli, ancora alle prese con gli strascichi della chiusura della facoltà universitaria di economia«Il festival coinvolgerà tutto il borgo, le piazze, il chiostro Santa Cecilia e la chiesa di Santa Maria Addolorata, e tutti i suoi a bitanti (con la pro loco e la circoscrizione), che cureranno il servizio d’ordine, prepareranno i pasti per i musicisti e il pubblico e ospiteranno i musicisti nell’ostello e nei b&b del paese».
Coworking istituzionale Un tentativo di ‘valorizzazione turistica’ che sarà esteso anche al ternano, con un programma di visite alla cascata delle Marmore e all’abbazia di San Pietro in valle, e degustazioni nelle cantine vitivinicole del territorio. «In questo senso – conclude Vanni – è stata fondamentale la collaborazione con l’assessore alla cultura Guerra, che ha coordinato una riunione operativa con le forze dell’ordine, i responsabili del commercio e tutti i soggetti coinvolti, dando vita a una sorta di ‘coworking istituzionale’, un nuovo modello organizzativo che speriamo si ripeterà in futuro. Grazie a loro, avremo un servizio navetta disponibile tutto il giorno per chi vorrà raggiungere il festival da Terni».
