Motus-Nella Tempesta (Valentina Bianchi)

di M.T.

Quello che hanno in testa lo avevano spiegato chiaramente giusto un mese fa, quando Umbria24 aveva dato qualche anticipazione su quello che sarà il ‘Festival internazionale della creazione contemporanea’: «Faremo una ‘festa per gli dei’. Cercheremo – aveva detto Linda Di Pietro, presidente di Indisciplinarte – di non proporre solo delle semplici ‘messe in scena’, ma di stimolare una riflessione, una discussione, di ‘segnare’ gli spettatori».

L’evento Il programma completo, di quello che l’assessore regionale alla cultura, Fabrizio Bracco, definisce «un festival, che ha sempre fatto della sperimentazione, dell’alterità, della trasgressione e dell’antagonismo le sue cifre peculiari», è stato presentato venerdì a Perugia e prevede, dal 19 al 29 settembre, oltre 60 spettacoli, con la partecipazione di 34 gruppi provenienti da 9 nazioni ed oltre 200 artisti. Che non si esibiranno, spiegano gli organizzatori, solo negli spazi del Caos: «Anche la città sarà protagonista con la sua dimensione di aggregazione e socializzazione. Il festival nasce proprio per invadere e abitare la città in modo multidimensionale e innovativo con l’intento di ridefinire, grazie all’intervento artistico, l’identità della città stessa, che affronta una continua e delicata trasformazione identitaria da città della produzione materiale a città della produzione immateriale».

La città Aspetto sul quale insiste anche l’assessore comunale alla cultura, Simone Guerra: «Centrale quest’anno diventa il difficile rapporto tra individualismo e impegno civico, con i suoi riflessi, nella nostra società liquida, tra isolamento e nuove comunità, tra reale e virtuale. Per far questo il festival, oltre che ne gli spazi del Caos si riverserà in città, colonizzando luoghi diversi, dalle piazze al Cmm a spazi insoliti, quasi a voler ridisegnare mappe cognitive del mondo bastate su una nuova partecipazione visiva ed emotiva».

La dimensione In questa edizione, peraltro, il festival partecipa a due coproduzioni internazionali che vedono coinvolti l’Institut français e l’ambasciata d’Olanda, a conferma della mutata dimensione, mentre grande spazio continuano ad avere, spiega Indisciplinarte, «le proposte artistiche più radicali, provocatorie, coinvolgenti, dei veri e propri ‘atti politici’, un punto di partenza per una riflessione sul ruolo e la responsabilità dell’arte e dell’individuo nel momento di costruzione della scena politica del futuro, tra crollo delle vecchie ideologie e nascita di nuovi sistemi».

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