Marcello Barbanera

La storia dell’archeologia classica in Italia ricostruita come una storia culturale. Si chiama «Storia dell’archeologia classica in Italia» il libro, edito da Laterza (248 pagine, 22 euro), scritto da Marcello Barbanera, professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’Università La Sapienza di Roma che verrà presentato sabato 5 dicembre a Perugia. L’appuntamento è alle 17.30 alla biblioteca di San Matteo degli Armeni e a discutere dei temi trattati nel libro saranno, insieme all’autore, Alessandro Celani dell’Università di Alberta e Elena Calandra della Sovrintendenza dei beni culturali dell’Umbria. Tra le altre pubblicazioni di Barbanera da segnalare «L’archeologia degli Italiani» (1998), «Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo» (2003), «Originale e copia nell’arte antica (2011)», «Daedalus. Essay on the artist as murderer» (2013) e «Metamorfosi delle rovine» (2013).

Il libro E proprio alle rovine è dedicata la mostra («La forza delle rovine») ospitata a Roma a palazzo Altemps fino al 31 gennaio; mostra della quale Barbanera è tra i curatori insieme ad Alessandro Capodiferro. Quanto al volume di cui si parlerà sabato a Perugia, il professore compie un viaggio, dalla metà del Settecento fino agli anni ’90 del Novecento, lungo «le ragioni storiche, politiche, ideologiche e perfino psicologiche – è scritto nella presentazione editoriale – che hanno indirizzato e influenzato le idee e le pratiche dell’archeologia, attraverso i numerosi mutamenti politici del paese». Un percorso che ben si comprende grazie ai titoli dei capitoli che compongono il libro: «Dall’antiquaria all’archeologia», «Lo studio dell’antichità in Italia fino all’Unità d’Italia», «Un’archeologia per il nuovo Regno d’Italia», «Tra pratica e modello: quale archeologia per l’Italia Unita?», «La formazione di un’identità: l’archeologia in Italia tra Otto e Novecento», «L’archeologia tra le due guerre», «Il dopoguerra: persistenze e nuove tendenze», «Archeologia del mondo classico come sistema aperto» e «La perdita della centralità: archeologia classica e altre archeologie».

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