di Angela Giorgi
Come i giovani di seconda o terza generazione che, figli o nipoti di migranti in Belgio, abbracciano la causa dell’Isis, per emergere dall’anonima quotidianità delle famiglie, anche i camorristi adolescenti del nuovo libro di Roberto Saviano ‘La paranza dei bambini’ rifuggono la mediocrità, ma non per desiderio di un riscatto ideologico astratto: è una generazione che sceglie di morire giovane solo per fare soldi e prendersi ciò che vuole.
La presentazione a Perugia Giovedì 1 dicembre Roberto Saviano ha presentato il suo ultimo lavoro letterario nella libreria Feltrinelli, talmente affollata che la coda dei lettori e dei curiosi si allungava fino all’uscita, coadiuvato dall’ideatrice del Festival del Giornalismo Arianna Ciccone. Dall’analisi sociale sulla crisi dell’etica del lavoro e sulla sfiducia nelle istituzioni, a una più ampia riflessione sui modelli dell’occidente fino all’appello a tornare alla lettura come gesto rivoluzionario. Nel suo intervento, Saviano è andato oltre la semplice esposizione dei contenuti del libro e ha saputo mettere in secondo piano il peso del suo personaggio: partendo dalla metamorfosi letteraria della realtà operata nel romanzo, in cui i ragazzini si prendono soldi e potere, il controverso e popolare autore abbraccia tante macroquestioni che oggi colpiscono al cuore il mondo occidentale.
La storia ‘La paranza dei bambini’ narra con occhio pasoliniano l’ascesa di una paranza, un gruppo armato nel gergo della camorra, formata da ragazzini in sella ai loro scooter, che conquista progressivamente il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie e stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Dieci ragazzini alla conquista di Napoli che spendono decine di migliaia di euro in un weekend per comprarsi scarpe e champagne pur provenendo da famiglie “normali”, con genitori abituati a lavori “comuni”. Non temono il carcere né la morte, perché sanno che “i soldi li ha chi se li prende” e che il mondo si divide tra “fottitori e fottuti”.
La letteratura come rivoluzione Il disprezzo dei piccoli camorristi per i genitori afflitti da una vita fallimentare da “sfigati” ha alle spalle il motto “get rich or die trying”, il principio del crepare per i soldi. L’unica rivoluzione che ha cambiato il mondo, afferma Saviano, è l’idea tutta americana dell’individuo che si arricchisce da sé. I giovani sono vittime del giudizio di un mondo che non sa più valorizzare la complessità: in una società dove c’è tempo solo per la semplificazione, le nuove generazioni crescono nella mancanza di empatia, nell’incapacità di sentire, nella diseducazione sentimentale. Per questo il gesto più rivoluzionario che è oggi in nostro potere è proprio la lettura: il silenzio e l’isolamento del libro sospendo il flusso incessante degli stimoli e restituiscono il tempo per immaginare e per scendere in profondità.
