Deposito delle opere d'arte danneggiate dal sisma (foto Fabrizi)

Porte aperte al deposito dei beni culturali di Spoleto, dove sono ricoverate oltre quattro mila opere terremotate salvate da edifici crollati o danneggiati della Valnerina. E’ un’iniziativa a dir poco eccezionale quella che il Fai è riuscita a proporre in occasione delle Giornate di primavera quando saranno aperti oltre mille siti di interesse, tra cui il deposito di Spoleto che l’associazione riconosce tra i più prestigiosi dell’edizione 2017.

Porte aperte al deposito di Spoleto Con tutte le precauzioni del caso legate agli elevati standard di sicurezza previsti per l’ospedale delle opere d’arte ferite, domenica 26 marzo appassionati e curiosi potranno varcare i cancelli del capannone di Santo Chiodo per toccare con mano il lavoro che i restauratori stanno compiendo ormai da settimane. In particolare le visite guidate, che saranno a cura degli apprendisti ciceroni del liceo Pontano-Sansi-Leonardi, non accompagneranno i visitatori soltanto alla scoperta dei tesori custoditi nello scrigno di Spoleto, ma permetteranno anche di conoscere le operazioni di restauro in corso.

Videosorveglianza e piccoli gruppi All’interno del deposito, realizzato nel 2008 dalla Regione a seguito del terremoto del 1997 proprio come luogo deputato al ricovero delle opere d’arte in caso di calamità, è infatti attivo ormai da alcun settimane il laboratorio di restauro in cui operano gli esperti dell’Opificio delle pietre dure di Firenze e i colleghi dei Musei Vaticani inviati da Papa Francesco, oltre ovviamente al personale del ministero per i Beni e le attività culturali. L’apertura del deposito di Spoleto è davvero un’apertura straordinaria su cui vigileranno le telecamere di videosorveglianza presenti all’interno e all’esterno del capannone. Per limitare i rischi l’ingresso sarà consentito a piccoli gruppi di massimo 10 persone che potranno entrare ogni 15 minuti dalle 10 alle 17.30, non prima di aver esibito un documento d’identità.

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