Riceviamo e pubblichiamo la lettera del direttore artistico del Perugia Social Photo Fest, Antonello Turchetti, che spiega i motivi per cui la quarta edizione del festival non si terrà. Nessun sostegno e porte sbarrate. Con grande dispiacere e rammarico annuncia: «non sarà possibile coronare il nostro impegno» .«Tra appuntamenti disattesi, assicurazioni, promesse, segreterie filtro, porte sbarrate e mail misteriosamente scomparse, prendiamo atto di aver perduto questa battaglia».

del direttore artistico del PSPF, Antonello Turchetti*

L’edizione 2015 del PSPF avrà questo titolo: il festival che non c’è.

Il festival purtroppo non si farà, non sarà possibile coronare il nostro impegno per la quarta edizione. Pensavamo che con l’edizione 2014 “RESISTO”, portata a termine con enormi difficoltà, mille complicazioni e inauditi trabocchetti, avessimo raggiunto obiettivi importanti.
Credevamo che portare a Perugia 2.600 presenze da 14 paesi del mondo, durante un freddo e piovoso novembre, avesse significato qualcosa per la nostra città e la nostra regione, che poterci fregiare del riconoscimento di EFFE (Europe for Festivals, Festivals for Europe), unico festival di fotografia italiano riconosciuto dalla commissione europea per meriti di valenza culturale, locale, nazionale e internazionale, ci avrebbe riscattato da quell’inaudita non-menzione nella lista delle iniziative promosse e foraggiate in occasione della corsa perugina a capitale europea della cultura.
Il PSPF in pochissimo tempo ha creato una rete internazionale importante, attiva e reale. Ha favorito incontri, creato un terreno comune là dove vi era lacuna, permesso la promozione di un nuovo concetto di fotografia: la fotografia terapeutica e sociale, ha generato nuove e importanti progettualità a livello nazionale, europeo e internazionale. Credevamo che i tanti incoraggiamenti ci avrebbero dato la forza e magari i mezzi per potercela fare, invece ci sbagliavamo.
Da novembre siamo rimbalzati come trottole impazzite tra appuntamenti disattesi, assicurazioni, promesse, segreterie filtro, porte sbarrate e mail misteriosamente scomparse (sì, esiste ancora questa scusa). E’ andata come è andata e ce ne dispiace profondamente, umilmente chiediamo scusa ai nostri sostenitori e agli impegni già presi con i tanti operatori nazionali e internazionali disattesi. Nonostante tutto ci rifiutiamo di credere che le parole territorio, eccellenza, cultura, siano vuoti latrati di convenienza, termini svuotati del loro significato. Non siamo avvezzi a tutto questo, noi vorremmo solo pensare al nostro Perugia Social Photo Fest che laconicamente è già pronto.
Non è nostra consuetudine dilungarci nella lamentela, non saremmo arrivati morti al traguardo dopo questi anni se non ci animasse l’entusiasmo e la sfida per qualcosa in cui crediamo profondamente, ma dobbiamo prendere atto di aver perduto questa battaglia.
Dunque animo, seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino, il festival che non c’è è appena iniziato.

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