Il Grande Nero, la grande scultura che lo stesso artista, il maestro tifernate Alberto Burri, volle donare alla città di Perugia da oggi è di nuovo visibile in tutta la sua maestosità nel Salone delle Acque della Rocca Paolina di Perugia, grazie ai lavori di restauro voluti dall’Amministrazione comunale di Perugia, in collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri e realizzati dalla ditta Kyanos, sotto la direzione della restauratrice Carla Mancini con il sostegno della Ditta Cancellotti, per celebrare il centenario della nascita di Alberto Burri e valorizzare il patrimonio culturale della città. Un restauro chiesto nel 2014 da una mozione presentata dal pd Tommaso Bori, poi approvata all’unanimità dal consiglio comunale.
L’inaugurazione All’inaugurazione hanno preso parte, oltre al sindaco Andrea Romizi e all’assessore alla Cultura Maria Teresa Severini, anche Bruno Corà, presidente della Fondazione Palazzo Albizzini-Collezione Burri, l’assessore alla Cultura della Regione Fernanda Cecchini, Carla Mancini, Direttore Tecnico Kyanos Restauro Beni Culturali e Maurizio Cancellotti, titolare dell’omonima azienda.
Connubio pubblico-privato «La crisi – ha detto Romizi, ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile il restauro – non deve essere una scusa per non fare, ma un monito a fare diversamente, a fare tutti insieme. Questo restauro è l’ulteriore esempio dell’importanza del connubio pubblico-privato». Il sindaco ha quindi ricordato che grazie a questo connubio, in particolare con l’Art Bonus, è stato possibile reperire fondi per altre importanti opere e monumenti della città e ha poi aggiunto: «E’ una buona notizia per Perugia tornare a dare lustro ad un’opera tanto importante come il Grande Nero e nei giorni prossimi avremo altre buone notizie come questa, a cominciare dall’inaugurazione di piazza Grimana».
Burri e la Rocca Severini si è, invece, soffermata sulla necessità di riscoprire e far conoscere un’opera unica del grande maestro tifernate, troppo spesso in passato lasciata nell’indifferenza. «La Rocca Paolina è la porta della nostra città – ha precisato – e quest’opera, che Burri stesso volle collocare nel Salone delle Acque, ha un significato simbolico, di forza, di rinascita, di dialogo con la storia che la circonda. Con il movimento lento della lunetta che la sovrasta (20 minuti per fare l’intero giro su se stessa) vuole essere un invito a fermarsi e a guardarsi intorno per ammirare». «Da cittadina di Città di Castello – ha aggiunto Fernanda Cecchini – sono particolarmente contenta di questo restauro che riconosce a Burri il suo spazio e la sua grandezza di artista di fama mondiale e di cittadino dell’Umbria. Qualche momento di imbarazzo, in passato, l’ho avuto quando mi veniva segnalata l’indifferenza verso questa opera unica di Burri, quindi oggi si festeggia una riqualificazione che non è solo dell’opera e della Rocca, ma di tutta la città».
Opera unica Corà ha voluto ricordare, infine, l’unicità del Grande Nero, una delle poche sculture dell’artista e l’unica in cui sia presente il particolare della lunetta con il suo movimento lento. «Ho sempre voluto pensare – sono le sue parole – che la lunetta fosse l’occhio attento e vigile di Burri su Perugia, città che lui amava tanto in tutti i suoi aspetti, compresi quelli più popolari come il calcio». Per Corà, dunque, Burri ha tutto il diritto di stare qui con quella che lui ha definito non solo una scultura ma un emblema.
Il restauro La scultura, che si presenta con la forma di un prisma irregolare alto 7,5 metri, è composta da sei elementi sovrapposti, realizzati in acciaio scatolare verniciato nero; quello apicale, contiene a sua volta una sezione mobile a forma di lunetta, che ruota grazie a un meccanismo azionato elettricamente. L’intervento di manutenzione straordinaria ha comportato un’attenta ripulitura del manufatto, aggredito da stratificazioni di polvere e arrugginimenti in vari punti, nonché la sostituzione del meccanismo elettrico, divenuto ormai obsoleto, che consente la rotazione dell’elemento semicircolare posto alla sommità dell’opera. Il progetto tecnico di risistemazione dell’area circostante è stato coordinato dagli uffici del Comune mentre il restauro è stato, invece, realizzato dall’azienda Kyanos, sotto la direzione della restauratrice Carla Mancini, che nel corso dell’inaugurazione ha sottolineato l’emozione e l’onore nel portare avanti i lavori davvero impegnativi. La realizzazione degli interventi si deve, invece, alla ditta Totem Group. La spesa complessiva è stata di 38mila euro, dei quali 17 mila messi a disposizione dalla ditta Cancellotti e i restanti a valere sui Fondi di Perugia Capitale italiana della cultura 2015.
Messaggio di Verini Anche il deputato umbro tifernate del Pd, Walter Verini, ha voluto esprimere la sua soddisfazione in un messaggio all’assessore Severini: «Mi spiace davvero non essere insieme con voi – ha scritto – perché è un piccolo grande sogno che si avvera, da quel giorno di un paio di anni fa quando proprio da quelle parti lanciammo insieme con alcuni amici dell’opera di Burri questa proposta dell’impegno privato per concorrere a ridare vita e luce al Grande Nero. Idea che ora è diventata una bellissima realtà. Insieme alla tua tenacia ritengo sia giusto ricordare anche le iniziative del consigliere Tommaso Bori. Un bel regalo di Natale – nell’anno del Centenario di Alberto Burri – a Perugia, all’Umbria e a tutti quei cittadini del mondo che salendo per le scale mobili sull’Acropoli potranno ammirare lo splendore di un’opera importante che rappresenta al meglio il grande Maestro tifernate».
