Maria Luisa Busi

Il titolo – “Brutte notizie” – la dice lunga, ma ancora più esplicito è il sottotitolo, “Come l’Italia vera è scomparsa dalla Tv”. Stiamo parlando del libro di Maria Luisa Busi, appena pubblicato da Rizzoli, che verrà presentato a Perugia, con la presenza dell’autrice, mercoledì 30 marzo (ore 17.30, Sala della Vaccara di Palazzo dei Priori). L’iniziativa – patrocinata dell’assessorato alla Cultura del Comune di Perugia – nasce dalla sinergia locale tra due notissime associazioni nazionali: Libertà e Giustizia, da sempre impegnata nella promozione della cultura politica, e Articolo 21, attiva sul fronte della difesa della libertà di informazione. Il tutto, in collaborazione con la libreria “l’Altra”.

Maria Luisa Busi Giornalista, conduttrice, inviata (con i suoi reportage ha vinto tra gli altri il premio Saint Vincent, il Premiolino e il Premio Borsellino), Maria Luisa Busi è stata, per venti anni, il familiarissimo volto di punta del TG1 delle 20,00. Fino alle dimissioni, avvenute nel maggio 2010. Una scelta, dolorosa ma inevitabile, motivata dalla non condivisione della linea editoriale del telegiornale voluta dal direttore Augusto Minzolini. Facile ottimismo, montaggio tendenzioso delle notizie, vocazione  all’intrattenimento, infatti, hanno trasformato secondo Busi il principale telegiornale italiano, quello che – per definizione – dovrebbe essere lo specchio fedele di un Paese, in una insipida “velina di regime”, rassicurante e confortante ma – proprio per questo –  mistificatrice. Un volume di denuncia che – con un registro incalzante ed incisivo – spiega come l’Italia vera («Dov’è il Paese reale? Dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? – si chiede la giornalista nel volume – Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri?») sia stata di fatto eliminata dal Tg1. Ad interloquire con l’autrice, Federico Fioravanti (giornalista e membro del circolo perugino di Libertà e Giustizia) e Santo Della Volpe (giornalista del Tg3). A coordinare l’incontro, Paolo Mirti per Articolo 21.

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