Costanza Miliani e L'urlo di Munch

Sono i ricercatori del Molab, il laboratorio mobile del Cnr con sede a Perugia, a indagare sulle patologie che affliggono «L’urlo» di Edvard Munch. Il dipinto più famoso del pittore norvegese, infatti, è un’opera malata che nel tempo diventa grigia e perde colore. Per questa ragione il Museo Munch di Oslo ha deciso di non esporlo più custodendolo in un luogo buio al riparo dalla luce. Così sono entrati in azione i ricercatori del Molab che dispongono di strumenti tecnologici all’avanguardia: fino a qualche anno fa i dipinti uscivano dai musei per raggiungere i laboratori, adesso invece grazie all’intuizione di Perugia la ‘montagna va da Maometto’ e la diagnosi avviene direttamente nei musei.

I segreti delle opere d’arte «E’ stato straordinario rivelare il disegno che Munch aveva tracciato prima di stendere il colore – racconta al Corriere della sera Costanza Miliani, ricercatrice chimica che coordina il gruppo di tecnici del Molab -. Attraverso la sprettroscopia molecolare gli scanner X e la riflettografia infrarossa abbiamo ricostruito immagini che mostrano varie mescolanze di materiali individuandole la composizione delle molecole». Secondo Miliani «i problemi più gravi derivano dall’instabilità delle formulazioni a base di solfuro di cadmio che l’artista usò per i diversi gialli». E in più «compaiono due tipi di rossi di natura organica molto labili che tendono a scolorirsi con la luce». «Abbiamo già esaminato centinaia di capolavori in tutta Europa – conclude Miliani – svelando i segreti della materia di cui sono fatti e la loro storia».

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