di Alessandro Cascianelli
Ci sono storie che vale la pena raccontare e quella di Artiom Noto è una di queste. Il giovane scrittore umbro ha pubblicato – dopo una lunga gavetta ricca di concorsi letterari – il suo primo romanzo “Ho ancora la forza”, edito dal gruppo Albatros.
La storia Il romanzo è molto profondo e riflessivo, soprattutto se si considera che l’autore ha appena 19 anni. Al centro della trama c’è il tema dell’eutanasia: il protagonista della storia è un giovane, che a causa di un terribile incidente vissuto insieme al fratello, è costretto a vederlo ogni giorno attaccato ad un respiratore artificiale, senza apparenti segni di vita. «Ho voluto raccontare una vicenda che potrebbe sembrarci lontana – spiega Artiom – ma che nei reparti di terapia intensiva esiste e causa molte sofferenze».
Il momento di scegliere Lo scrittore emergente ha voluto soffermarsi sul fatidico momento della scelta, che ad un certo punto arriva inevitabile per il protagonista, quando non riesce più a vedere il fratello soffrire. «Per cercare di raccontare in modo fedele il dolore che si prova in situazioni del genere – sottolinea – ho letto moltissime interviste, mi è stata di grande ispirazione anche la storia di Dj Fabo». Artiom ha deciso di intitolare il libro con una canzone di Ligabue e di dedicarlo, oltre che ai suoi genitori, a Roberto Saviano. «Il titolo non potevo non prenderlo da una canzone del Liga, per me è una vera e propria guida, che con la sua musica mi ha accompagnato per tutti questi anni – afferma il giovane scrittore -. Saviano invece è il mio mito, lo ammiro molto per come scrive, ma lo stimo soprattutto come uomo».
Lo scrittore Artiom ha solo 19 anni, ma ha alle spalle una storia a dir poco emozionante. Nato a Mariupol, in Ucraina orientale, ha trascorso la primissima infanzia in istituto, finché è stato adottato da una famiglia italiana. «Ho sempre avuto la passione per la scrittura – commenta l’autore di “Ho ancora la forza” – mi piace perché mi permette di sperimentare e di sperimentarmi». Quest’anno ha frequentato il quinto liceo scientifico e si accinge ad affrontare la maturità, ma ha già le idee chiare per l’imminente futuro: «Amo leggere e scrivere, è l’unico modo che ho per alimentare la mia fame di emozioni e di conoscenza – dice il maturando – il prossimo anno farò l’università, ma sto già lavorando ad un racconto sui migranti: il loro destino ha bisogno di essere raccontato, è sempre più incerto e poco compreso».
