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Esistono sentimenti che il tempo, nel quale viviamo, sembra voler cancellare o quantomeno neutralizzare. La tristezza e la lentezza, per esempio. E quella particolare forma di relazione che nasce quando qualcosa viene meno e noi, invece di distogliere lo sguardo, restiamo lì a fissare l’assenza. È forse per questo che la malinconia continua a tornare. Si fa chiamare in molti modi – spleen, nostalgia, solitudine, perdita – ma la ritroviamo ogni volta nella poesia e nella musica, nei quadri e nei romanzi, nelle stagioni dell’anno e nelle vite degli uomini.

Da questa idea nasce il Festival della Malinconia, progetto di Umbria Green Festival ideato da Daniele Zepparelli, direttore artistico di UGF. Dopo il successo della prima edizione, il Festival torna a Perugia dal 4 all’8 novembre 2026, attraversando cinema, musica, filosofia, letteratura e teatro.

Cinque giorni per fermarsi, almeno per qualche ora, dove normalmente si passa oltre senza prestare attenzione. Per incontrare la malinconia nelle sue diverse figure: nello spleen di Baudelaire e nel demone meridiano di Van Gogh, nelle foglie d’autunno e nei fantasmi di Beethoven, nella fragilità delle anime contemporanee, nel desiderio di Faust per l’impossibile. E anche nella memoria di ciò che non c’è più, nelle guerre, nell’amore e nella perdita, nei destini di Leopardi, Svevo, Joyce e Saba, restando sospesi tra desiderio d’eternità e paura della fine, bellezza e decomposizione con due grandi scrittori, Wilde e Stoker, e le loro creature.

Il Festival non vuole celebrare la malinconia, né trasformarla in una nuova forma di consolazione. Piuttosto, provare ad ascoltarla e darle spazio. Perché ciò che intendiamo con questa parola non è sempre una malattia, e non è necessariamente una resa. Può essere uno stato di attenzione particolare, un modo di guardare alle cose del mondo da un punto di vista altro.

“Il Festival della malinconia nasce dal desiderio di costruire un evento che possa coinvolgere il pubblico in modo diverso, perché, come diceva Thomas Bernhard, il mondo andrebbe turbato, altro che divertito. La malinconia è un modo di stringere i denti, un sentimento buio e luminoso insieme. Uno sguardo attento sulla condizione umana, su quel soffio che è ogni uomo che vive.”, racconta il direttore del Festival Daniele Zepparelli.

Il Festival si apre con gli animali che abitano le nostre case e con Les Parapluies de Cherbourg, il film di Jacques Demy dove l’amore conosce già la propria perdita. Prosegue con Baudelaire e lo Spleen di Parigi, con la musica di Montale, con il Faust e il suo desiderio dell’impossibile, con Leopardi e quel suo essere, per sua stessa ammissione, “malinconicissimo”.

A parlare della malinconia dei Balcani ci sarà Saša Ilić, scrittore e importante giornalista culturale serbo: la guerra e il jazz, Coltrane, Monk, Davis e una musica nata dalla ferita e dalla possibilità di tornare; le Anime fragili di Matteo Saudino, dove la filosofia incontra le inquietudini del presente; il demone meridiano di Van Gogh e i fantasmi di Beethoven; Dracula e Dorian Gray, creature dell’ombra; Baudelaire e l’autunno.

Al Festival debutterà in prima nazionale lo spettacolo di Enrico Terrinoni e Mirko Zilahy, Il riflesso dell’ombra: la vera storia di Dracula e Dorian Gray,un viaggio nell’ombra luminosa del tardo Ottocento, tra i dublinesi Oscar Wilde e Bram Stoker, tra il volto eterno di Dorian Gray e il corpo immortale del conte Dracula. Due autori e due destini paralleli, due opere sul non morto che segnano la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra. Attraverso lettere, romanzi, confessioni, poesie e testimonianze, lo spettacolo intreccia le vite dei due autori alle vite dei loro personaggi immortali. Dorian Gray e Dracula emergono così come figure speculari: uno condannato a restare giovane mentre il proprio ritratto decade; l’altro costretto a nutrirsi della vita altrui per sottrarsi alla morte.

Infine Trieste. Svevo, Joyce, Saba. Tre scrittori, una città. Tre modi di stare dentro un luogo e di esserne, insieme, prigionieri e interpreti. Mauro Covacich li porta in scena in una Trilogia Triestina che è anche un’autobiografia per procura.

La malinconia apparirà allora per quello che forse è sempre stata: non soltanto un sentimento individuale, ma una forma di corrispondenza con il tempo. Con quello che abbiamo perduto, con quello che desideriamo, con ciò che ancora non sappiamo nominare.

Per consultare il programma completo degli incontri: www.umbriagreenfestival.it