Un ventennio di sangue e di segreti, dal terrorismo nero di piazza Fontana, al massacro compiuto dalle Brigate Rosse in Via Fani, al tritolo mafioso di via dei Georgofili, nel contesto sociale, politico e criminale nel quale cercare un movente per l’assassinio di Carmine Pecorelli, il giornalista ucciso a Roma il 20 marzo 1979. Sarà questo uno degli argomenti che verranno affrontati venerdì 20 aprile alle 10 nella sala Convegni dell’Archivio di Stato di Perugia con gli interventi del procuratore generale di Perugia Fausto Cardella e del procuratore capo di Spoleto Alessandro Cannevale che furono i pubblici ministeri dell’inchiesta che per competenza territoriale arrivò nel capoluogo umbro nel 1993, e del successivo processo.

Imputati eccellenti Sul banco degli imputati il sette volte presidente del consiglio dei ministri Giulio Andreotti, l’ex magistrato Claudio Vitalone, i boss di Cosa Nostra Gaetano Badalamenti e Giuseppe Calò, accusati di essere i mandanti e il mafioso Angelo la Barbera e l’ex Nar della banda della Magliana Massimo Carminati accusati di essere gli esecutori materiali.

I buchi neri della storia d’Italia La sentenza definitiva fu l’assoluzione con formula piena per tutti ma l’inchiesta e il dibattimento hanno illuminato molti misteri di un lungo periodo della storia italiana piena di buchi neri. L’occasione è data dall’uscita di Il divo e il giornalista – Giulio Andreotti e l’omicidio di Carmine Pecorelli: frammenti di un processo dimenticato il libro che Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno hanno scritto per ricostruire l’intera e complessa vicenda giudiziaria. Interverranno inoltre l’inviato del Corriere della Sera Giovanni Bianconi, il
direttore dell’Archivio di Stato Luigi Rambotti (l’Archivio ha acquisito le 200.000 pagine degli atti in quanto documentazione di valore storico), l’avvocato e archivista Tamara Pelucchini.

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