Questa illustrazione mostra come raggi X sono stati usati per studiare perché i van Gogh perdono la loro lucentezza

di Ivano Porfiri

I Girasoli di Van Gogh rischiano di perdere la loro brillantezza, di appassire con il passare del tempo. Nella task force per salvare quei capolavori all’incedere ostinato del tempo c’è una ricercatrice perugina, Letizia Monico, coautrice di uno studio internazionale appena pubblicato sulla rivista Analytical Chemistry.

La reazione chimica Gli scienziati hanno individuato una complessa reazione chimica responsabile della degradazione di due dipinti di Vincent van Gogh e altri di artisti del tardo 19° secolo. Questa scoperta è considerata un primo passo per capire come impedire che il colore giallo brillante dei più famosi dipinti di Van Gogh venga coperto da una tonalità marrone e si scolorisca. Nel frattempo, i risultati consigliano di schermare il più possibile i dipinti colpiti dai raggi UV e dalla luce del sole.

Il team Il lavoro è stato svolto da un team internazionale di scienziati provenienti da quattro paesi guidati da Koen Janssens Università di Anversa (Belgio), con Letizia Monico, dottorando di ricerca all’Università di Perugia, protagonista negli esperimenti. Come studente Erasmus, ha lavorato per un anno nel gruppo di ricerca Janssens di Anversa, ed è l’autrice principale degli studi pubblicati. Fanno parte del team anche gli scienziati del Cnr Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari (Perugia, Italia), il C2RMF CNRS (Parigi, Francia), TU Delft (Paesi Bassi) e il Van Gogh Museum (Amsterdam, Paesi Bassi). Per scoprire i segreti della reazione chimica svelata è stato messo in campo un impressionante arsenale di strumenti di analisi, con il decisivo apporto di un «Sincrotrone a raggi X» presso l’ESRF di Grenoble (Francia).

La ricercatrice perugina «Per ogni italiano, la conservazione di capolavori è sempre importante. Sono lieta che la scienza abbia ora aggiunto un pezzo di un puzzle che è un grosso problema per così tanti musei», dice Letizia Monico ad Analytical Chemistry. «La problematica è nota da tempo – aggiunge -. Le varie sfumature del giallo, tipiche della vibrante pittura di Vincent van Gogh e di molti altri impressionisti come Seraut, Pissarro, Manet e Reinoir, sono a rischio. I gialli a base di cromato di piombo (giallo cromo), a dispetto della bellezza e intensità delle tinte, sono caratterizzati da una scarsa stabilità chimica e fotochimica che si manifesta nel tempo con un marcato imbrunimento».

Questa è l'immagine, realizzata con un microscopio ottico, di campione prelevato dalla "Banca della Senna", studiato con luce di sincrotrone

Come CSI L’esperimento si legge come un esame della scena del crimine. Gli scienziati hanno utilizzato un fascio di raggi X di dimensioni microscopiche per rivelare una complessa reazione chimica che ha luogo nello strato estremamente sottile dove la pittura incontra la vernice. La luce solare può penetrare solo pochi micrometri nella vernice, ma oltre questa distanza breve, innesca una reazione chimica – fino ad ora sconosciuta – che trasforma il colore giallo cromo in pigmenti di colore marrone, modificando la composizione chimica originaria.

La tecnica del Maestro La decisione di Van Gogh di utilizzare colori brillanti nei suoi quadri è una tappa importante nella storia dell’arte. Il pittore ha scelto deliberatamente i colori che comunicavano l’umore e le emozioni, preferendoli a tinte più realistiche. Senza le grandi innovazioni nella produzione di pigmenti fatte nel 19 ° secolo, questa scelta sarebbe stata impossibile. E’ stata la vitalità dei nuovi pigmenti industriali come il giallo cromo che hanno consentito a van Gogh di raggiungere l’intensità adoperata, ad esempio, per la sua serie di girasoli. Il Maestro ha iniziato a dipingere in questi colori vivaci dopo aver lasciato la natìa Olanda per la Francia, dove divenne amico di artisti che hanno condiviso le sue nuove idee circa l’uso dei colori. Per uno di loro, Paul Gauguin, comincia a dipingere girasoli gialli come decorazione per la sua camera da letto.

Puzzle da risolvere: la prima fase Per risolvere un puzzle chimico vecchio di quasi 200 anni, la squadra intorno a Janssens ha utilizzato un approccio in due fasi: in primo luogo, hanno raccolto campioni da tre avanzi di tubetti di colore storico. Dopo che questi campioni sono stati invecchiati artificialmente per 500 ore utilizzando una lampada a raggi UV un solo campione, da un tubo di vernice appartenente alla fiamminga fauve Rik Wouters (1882-1913), ha mostrato un oscuramento rilevante. Nel giro di 3 settimane, la sua superficie originariamente di colore giallo brillante era diventata color cioccolato. Questo campione è stato preso come il miglior candidato per aver subito la reazione chimica fatale e, grazie a una sofisticata analisi a raggi X, è stato individuato che l’oscuramento del livello superiore era legato a una riduzione del cromo nel giallo cromo, passato in termini tecnici da Cr (VI) a Cr (III ). Gli scienziati hanno anche riprodotto la vernice giallo cromo Wouters e scoperto che l’effetto oscuramento potrebbe essere stato provocato da luce ultravioletta.

La seconda fase Nella seconda fase, gli scienziati hanno usato gli stessi metodi per esaminare campioni provenienti da zone colpite in due dipinti di van Gogh: Vista di Arles con iris (1888) e Banca della Senna (1887), entrambi in mostra al Van Gogh Museum di Amsterdam . «Questo tipo di ricerca di punta è fondamentale per far progredire la nostra comprensione di come i dipinti debbano essere conservati per le generazioni future», dice Ella Hendriks del van Gogh Museum di Amsterdam ad Analytical Chemistry. Poiché questi campioni multicolori erano molto più difficili da analizzare rispetto a quelli invecchiati artificialmente, è stato necessario schierare una serie impressionante di strumenti analitici e i campioni sono stati spediti in laboratori di tutta Europa.

I risultati I risultati indicano che la reazione di riduzione di Cr (VI) a Cr (III) è probabile che sia avvenuta anche nei due dipinti di Van Gogh così come nella vernice invecchiata artificialmente. Il fascio di raggi X microscopico ha inoltre dimostrato che il Cr (III), cioè il giallo cromo diventato scuro, è stato particolarmente evidente in presenza di composti chimici che contenevano bario e zolfo. Sulla base di questa osservazione, gli scienziati ipotizzano che la tecnica di Van Gogh di miscelazione di vernice bianca e gialla potrebbe essere la causa del suo oscuramento del giallo.

I nuovi esperimenti «I nostri esperimenti successivi sono già in cantiere – riassume Janssens -. Ovviamente, vogliamo capire quali condizioni favoriscono la riduzione di cromo, e se vi è qualche speranza di tornare pigmenti allo stato originale nei dipinti in cui è già in atto».

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2 replies on “I segreti di Van Gogh svelati da una perugina: «Così tentiamo di salvare quei capolavori»”

  1. IL VIZIO DELLA SOLITA DOPPIA DISINFORMAZIONE

    Già alcuni mesi fa lamentavo nei blog il fatto che i principali mezzi di (dis)informazione segnalavano il furto al Cairo di un quadro di Van Gogh accompagnando il testo con la foto di un altro quadro(giudicato oltretutto da tempo non autografo dai massimi studiosi al mondo) che si trova in un museo negli USA.Ora devo purtroppo ripetermi perchè il Corriere della Sera,la Stampa e altri giornali e blog annunciano in articoli molto documentati come l’alterazione del giallo di cromo verso il marrone si manifesti di più nella versione dei girasoli del museo Van Gogh rispetto a quella della National Gallery di Londra e poi allegano invece la fotografia della terza versione di Tokio(oltretutto stampata al rovescio!) senza ricordarsi che questo quadro è chiacchierato negli ambienti internazionali da più di 15 anni,da quando il sottoscritto ne denunciò la falsità in un memorabile articolo apparso proprio sulla terza pagina del Corriere della Sera del 27 gennaio 1994.Nei girasoli di Tokio il giallo tiene meglio perchè Gauguin,che ne è stato il vero esecutore(vedi mio blog http://www.vangoghiamo.altervista.org ),usava acquistare colori di qualità migliore di quelli di Van Gogh.Ora vi chiedo: per Van Gogh è più dannosa questa totale disinformazione o l’alterazione del giallo di cromo?Lascio a voi decidere.

  2. L’ALTERAZIONE PROGRESSIVA DEL GIALLO DI CROMO IN MARRONE NEI QUADRI DI VAN GOGH.

    E’ di questi giorni la notizia dell’ultimo studio condotto sulle alterazioni delle gradazioni di giallo cromo nei quadri di Van Gogh da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati da Letizia Monico dell’Università di Perugia e da Koen Janssens dell’Università di Antwerp, in Belgio, che ne riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista Analytical ChemistrySecondo questa ricerca il giallo cromo tende a scurirsi se esposto alla luce solare, ma non tutti i quadri che contengono quel colore sono affetti da un tale processo che inoltre si può sviluppare a velocità anche molto differenti.Per esempio è quello che sta succedendo nella versione dei girasoli esposta nel museo Van Gogh di Amsterdam,ma che non avviene per quella esposta alla National Gallery di Londra.Mi permetto qui di far rilevare che lo stesso Van Gogh si era già posto il problema proprio nei giorni in cui dipingeva i girasoli.Nella lettera 527 al fratello Theo dell’agosto 1888 scrive:”….Vorresti chiedere a Tasset la sua opinione sul problema seguente.A me sembra che più un colore è mescolato finemente,meglio viene saturato dal’olio….”.Era convinto che i colori di Tasset&Lothe fossero migliori di quelli del père Tanguy,da cui si riforniva di tanto in tanto,come pure dai f.lli Bourgeois.Usava tre tipi di giallo di cromo,indicati come 1°,2°,3°.Mi risulta che per entrambe le versioni di girasoli di Amsterdam e di Londra,sebbene realizzate a circa 6 mesi di distanza,utilizzò i tubetti di giallo di cromo di Tasset.Come mai i due quadri hanno reagito diversamente al tempo?Non sono uno scienziato ma posso dire che può aver influito la diversa ambientazione ed esposizione alla luce,forse anche il fatto che il quadro di Amsterdam dall’inizio del ‘900 ha viaggiato molto per esposizioni temporanee in Europa e in America,mentre quello di Londra non si è quasi mai mosso dalla casa dei Van Gogh(fu prestato per un certo tempo al pittore Isaac Israel nel 1917) nè successivamente dalla National Gallery,che lo acquistò direttamente dalla vedova di Theo Van Gogh nel 1923.E’ una cosa che deve far riflettere se sia opportuno mandare i quadri in giro per il mondo come avviene spesso oggi piuttosto che invogliare la gente a spostarsi.Il problema della luce è devastante anche per altri pigmenti,i rossi della lacca geranio per esempio contengono eosina,che cogli anni sbiadisce e tende verso l’azzurro/viola.Se ne sono accorti i tecnici dei Laboratoires de France,collegati col museo del Louvre,quando nella preparazione della mostra sul dott.Gachet nel gennaio 1999,presero a confrontare tutte le opere di Van Gogh donate dal medico alla Francia con le copie fedeli all’acquerello che lo stesso aveva fatto realizzare dalla sua giovane governante Blanche Derousse all’inizio del ‘900.Ebbene risultò che i colori dei quadri di Van Gogh erano sbiaditi mentre gli acquerelli conservavano ancora la freschezza e la verità di un tempo.Questo in particolare per i rossi.Quando poi si tolsero le cornici dei quadri,in particolare quello di una delle due versioni quadrate dei due bimbi ritratti a Auvers ci si accorse a conferma di quanto la luce fosse nociva che la parte di circa uno-due cm.che era nascosta dietro la cornice aveva i colori originari,perchè non era stata intaccata da anni di esposizione alla luce come il resto.

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