di M.Alessia Manti
Può un festival essere più di un festival? E soprattutto, può un festival della fotografia essere più di una vetrina per delle foto appese al muro? A Perugia, da ormai tre anni, ci prova con ottimi risultati il Perugia Social Photo Fest, unica realtà a livello nazionale che associa il linguaggio fotografico al sociale. Da oggi al 23 novembre, a palazzo Penna e altri spazi del capoluogo umbro, Antonello Turchetti, direttore artistico, e il suo staff puntano a creare un’occasione per dialogare su come il mezzo espressivo per antonomasia nella società dell’immagine possa essere messo a disposizione di chi si trova in difficoltà. Fotografare per (r)esistere insomma.
Non un semplice festival Con 17 mostre e una video installazione, workshop e dibattiti, il PSPF vuole inoltre creare al suo interno un punto di incontro tra realtà italiane ed internazionali facendole dialogare e creando così una rete di contatti da cui far nascere collaborazioni progettuali. Un festival che in tre anni è cresciuto passo passo, mettendo in pratica il proposito di ‘far rete’. Dopo due edizioni che hanno visto la partecipazione di progetti provenienti da tutto il mondo e workshop tenuti da esperti internazionali come Cristina Nunez, Sabine Korth, Ulla Halkola, il collettivo TerraProject, Sara Guerrini, Francesca Belgiojoso, Sara Lusini, Fausto Podavini, Judy Weiser, e dopo aver istituzionalizzato collaborazioni importanti con altri festival – vedi il Festival della fotografia Etica di Lodi e l’Open Border Festival” di Amsterdam- la terza edizione può contare sulla presenza di vincitori di importati riconoscimenti, uno tra tutti il World Press Photo.
I resilienti Il tutto legato al tema portante di quest’anno, la resistenza. Un termine di forte impatto che si basa sul concetto psico-sociale della ‘resilienza’, quella capacità dell’uomo di affrontare le avversità della vita, di sopravvivere e ristrutturarsi, per poi superarle e uscirne rinforzato e trasformato, restando così pronto ad accogliere le opportunità positive. Le persone ‘resilienti’ non sono dei super eroi, ma solo individui che hanno trovato in se stessi, nelle relazioni umane, nei contesti di vita, gli elementi e la forza di continuare a progettare il proprio futuro a dispetto di avvenimenti destabilizzanti, di condizioni di vita difficili, di traumi anche importanti.
Sociale e terapeutica La manifestazione declina due aspetti della fotografia, quella ‘sociale’, di denuncia e riflessione, di riscatto di identità individuali e collettive, mezzo per dar voce agli ‘esclusi’ e quindi strumento di inclusione sociale, e ‘terapeutica’ intesa come mezzo di riattivazione della percezione – esisto quindi resisto e viceversa – e di uno stimolo interiore personale soprattutto laddove c’è difficoltà di comunicazione per attivare un processo di autocoscienza e di esplorazione del sé.
Gli ospiti di questa edizione Per l’edizione 2014 saranno esposti importanti lavori di fama internazionale, a cominciare dal pluripremiato progetto di Sara Naomi Lewkowicz, ‘Shane and Maggie: A Portrait of Domestic Violence’, sull’abuso domestico come un processo, piuttosto che come un singolo incidente; i lavori di Mandra Stella Cerrone con ‘Silent Family, la famiglia di Stella’; Nadia Cianelli con ‘Ti sopravvivo’sul dolore devastante che sconvolge la vita quando la morte ci tocca troppo da vicino; in anteprima nazionale Giovanni Cocco con ‘Monia’, sua sorella, disabile dalla nascita, fotografata come atto di conoscenza e di ricerca, per capirla e per domandarsi cosa pensi e cosa desideri; L. D’Amore e F. Matarazzo con ‘Whoami’, sull’atto di riconoscere la propria immagine allo specchio come segno distintivo dell’autocoscienza; associazione Fermaimmagine con ‘Lasciami guardare’, lavoro di sei fotografi ipovedenti hanno chiesto alla loro inafferrabile e caotica città eterna, Roma, di lasciarsi guardare; Emer Gillespie con ‘Picture you, picture me, progetto ritrattistico di collaborazione ed esplorazione con la figlia con la sindrome di Down); Mimi Foundation con ‘If only for a second’, un progetto a cura della fondazione belga che ha coinvolto venti pazienti a cui è stato diagnosticato il cancro; Matej Peljhan con ‘The Little Prince’, lavoro poetico sulla distrofia muscolare, vera storia di un bambino di 12 anni, Luka, affetto da questa malattia, e della sua voglia di vedersi in delle foto; Irina Popova con ‘Another family’, scatti molto contestati che raccontano la vita da bassi fondi di una famiglia ‘punk’, padre, madre e figlia piccola, di San Pietroburgo.
Da Perugia all’Argentina La forza del festival, come ha anche affermato Antonello Turchetti in conferenza stampa, non è il fattore economico ma il contatto che esso crea con il mondo. Partendo dal tema di quest’anno, la commissione del Perugia Social Photo Fest ha selezionato i quattro progetti vincitori della ‘call for entry’ 2014 tra tutti i 117 partecipanti da ogni angolo del mondo, a conferma del grande successo internazionale ormai raggiunto dal festival perugino. Oltre che da molti paesi europei, sono arrivati progetti anche dall’Australia, Malesia, India, Sudafrica, Canada, America, Argentina.
Fotografia partecipata Ad arricchire la parte espositiva anche ‘IORESISTO’, progetto di arte sociale partecipata ideato dall’ass.ne ‘LuceGrigia’ che ha coinvolto i sostenitori del Perugia Social Photo Fest dell’edizione 2013 nella creazione di una mostra collettiva sul concetto della resilienza. Si tratta di una visione collettiva, intima e partecipata che unisce il linguaggio fotografico e la scrittura.
La resilienza afghana di Emergency Da segnalare c’è l’incontro con Emergency su ‘When the others go away’, il 18 novembre alle 18 alla sala dei Notari. La preziosa partecipazione di Emergency permette così al festival di portare all’attenzione del pubblico, attraverso il racconto dei protagonisti, la forza delle persone colpite dalla guerra di recuperare la propria dignità di individui grazie al sostegno medico e progettuale degli operatori impegnati nelle zone dei conflitti. Tutto il programma è consultabile qui.
