di Lucia Caruso
La stagione di prosa del teatro Morlacchi ha riaperto il suo sipario per la stagione di prosa del Teatro stabile dell’Umbria e lo ha fatto in grande stile, concedendo il palcoscenico a “Le bugie hanno le gambe lunghe”, una commedia di uno dei più grandi maestri del teatro italiano, Edoardo De Filippo. E il figlio Luca, suo fedele discepolo, dimostra di essere in grado di tenere in vita questa preziosa eredità. Lo vediamo indossare i panni di Libero Incoronato, un «intenditore di francobolli», come lui stesso si definisce, che cerca di venderli qua e là per racimolare qualche soldo e portare a casa un pezzo di formaggio e un bicchiere di vino, riuscendo a condurre un’esistenza dignitosa assieme a sua sorella. E’ un uomo onesto, talmente onesto che trova una certa difficoltà a vivere in quella Napoli del dopoguerra che si vuole arricchire velocemente che, attaccata all’apparenza, non riesce a vedere l’essenza delle cose e che non accettando la condizione reale in cui si ritrova tenta di reinventarsi continuamente, indossando all’occorrenza maschere differenti a seconda del contesto.
Il primo atto Il primo atto si svolge proprio nella casa di Libero e di sua sorella Costanza. E’ un appartamento in un condominio popolare di Napoli, che si lascia immaginare in uno di quei vicoli stretti a ridosso di altri palazzi, intravisti dal balcone. L’arredamento è modesto ma dignitoso, accogliente: un tavolo con sopra un tappeto al posto della tovaglia, attorno tre sedie, sullo sfondo una credenza in cui si nascondono i soldi, si conservano le cose più ‘preziose’, un divanetto e un piccolo banco con la macchina da cucire di Costanza. Lo spettatore, sin dalle prime battute, viene calato nella vicenda. E scopre i personaggi, con le loro storie, le loro paure, le loro abitudini.
La vita già di per sé complicata di Libero e Costanza, lui innamorato di Graziella, una ex prostituta, lei fidanzata di un uomo attempato che potrebbe darle una serenità economica per il futuro, viene d’un tratto stravolta da una serie di vicende adulterine tra Olga e Benedetto, una giovane coppia, tra l’altro condomini, che attraverso intrighi e bugie, tentano di salvare l’apparenza giungendo ad ipocriti compromessi per coprire malefatte, tradimenti, menzogne, gelosie.
Libero assiste, a tratti sbalordito, a tratti divertito, a questa farsa che si consuma sotto i suoi occhi. E da spettatore la coppia lo convince, quasi costringe, a diventare complice. E lo troviamo infine attore, personaggio, tra i personaggi in questo teatro nel teatro.
In questo sali e scendi di condomini che tra pettegolezzi, sotterfugi e menzogne consumano le loro giornate a costruirsi un’esistenza parallela convincendosi a vicenda dell’autenticità di questa costruzione, un altro personaggio importante entra in azione: la mamma di Olga, magistralmente interpretata da Anna Fiorelli, che, consigliera della figlia, gioca il tutto per tutto pur di celare i misfatti e di ostentare l’onore e la rispettabilità di Olga.
Il secondo atto Nel secondo atto la scenografia muta completamente. Il sipario infatti si apre su un’ambientazione che ben racconta la nuova borghesia post-bellica. E’ l’appartamento di Olga e Benedetto, vuoto, freddo, in cui salta agli occhi la tappezzeria a strisce bianche e nere che rafforza un senso di geometrica e pallida ipocrisia e che si sposa perfettamente con gli abiti tirati a lucido di chi la abita e con i loro tratti caratteriali.
Il finale lascia un po’ di amaro in bocca. Libero, al quale i personaggi si sono continuamente confidati, nel tentativo di svuotarsi la coscienza, e che è l’unico a conoscenza di tutta la storia, ad un certo punto acquista la consapevolezza dell’impossibilità di raccontare la verità, perché diventa scomoda anche di fronte all’evidenza dei fatti, e decide anche lui di raccontare una menzogna. Di fronte a tutti i presenti infatti annuncerà il suo matrimonio con una ricca ereditiera, che è poi Graziella e, nonostante tutti siano a conoscenza delle sue vere origini, applaudono felici facendo finta di credere al racconto di Libero.
Ma se Libero racconta questa bugia non vuol dire che lui è entrato nel meccanismo perverso di questa che è diventata quasi una nevrosi, perché per lui la menzogna non rappresenta un tornaconto personale, ma un modo per esaudire il suo desiderio di sposare Graziella, che tra l’altro è l’unica, tra tutti, che, paradossalmente, dimostra di avere dei valori, di saper amare, di non saper mentire e di non tollerare la falsità e le ipocrisie.
La commedia ha meritato i lunghissimi applausi del pubblico divertito. Gli interpreti sono stati all’altezza della sfida, tenendo sempre il ritmo giusto per coinvolgere continuamente lo spettatore nella storia, senza concedere pause.
Luca De Filippo, regista e attore, è stato padrone della scena. Nella gestualità, nella cadenza vocale, ma anche nei suoi silenzi, nelle sue pause, ricorda molto suo padre, ed è attorno al dramma della parola che, proprio come Edoardo, riesce ad organizzare l’azione, miscelando il dolce con l’amaro, senza contraccolpi. E ne viene fuori uno spettacolo colto, che sa divertire e che al tempo stesso fa riflettere. Lasciando a tutti dubbi esistenziali ma anche una verità difficili da accettare.
La prima messa in scena E’ divertente pensare alla prima volta che fu messa in scena questa commedia. Era il 1946 e la Napoli mondana accorse a vederla, dopo gli ultimi successi di De Filippo che lo gli riconoscevano finalmente le sue qualità di autore e non solo di attore, come era stato fino ad allora. La cronaca di allora racconta di un pubblico che anche se un po’ disorientato di fronte alla forte satira antiborghese, rideva e apprezzava. E qui la dicotomia realtà-finzione avveniva anche tra spettatori e attori, che ridendo di quello che accadeva nella commedia non si accorgevano che stavano ridendo di se stessi. Come d’altronde accade tutt’oggi. Questo copione sembra averlo scritto la vita, o meglio la società del Novecento che si è portata dietro la corrosione dall’individualismo e dall’ipocrisia, e nel vano tentativo di mostrarsi altro da sé, ha dimenticato i valori, e ha deciso di indossare maschere e di continuare il suo teatrino.
Info Lo spettacolo sarà replicato, tutti i giorni, fino a domenica 23 ottobre.La prevendita dei biglietti viene effettuata, dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13, presso l’Agenzia n°2 dell’Unicredit, in via Mario Angeloni 80 e tutti i giorni feriali, dalle 17 alle 20, al botteghino del Teatro Morlacchi. Si può prenotare telefonicamente, al Botteghino Telefonico Regionale075/57542222, tutti i giorni feriali, dalle 16 alle 19. I biglietti prenotati vanno ritirati mezz’ora prima dello spettacolo, altrimenti vengono rimessi in vendita. E’ possibile acquistare i biglietti anche on-line sul sito Teatro Stabile dell’Umbriawww.teatrostabile.umbria.it e presso il Piccadilly Box Office di Collestrada

