«Basta protagonismi di singole iniziative chiuse nelle loro angustie gestionali e finanziarie. La cultura regionale ha un futuro solo se sarà capace di fare rete intorno a un brand Umbria e solo se si aprirà maggiormente anche ai privati e alle Fondazioni bancarie». Il nuovo assessore regionale Fernanda Cecchini illustra così, insieme alla presidente Catiuscia Marini sul futuro delle politiche culturali nella nuova legislatura. Annunciando una «legge quadro» che ridisegni il settore alla luce dei tanti cambiamenti nel panorama nazionale ed europeo, specie per il reperimento delle risorse finanziarie.
Attrattore Umbria La presidente Marini, parlando in una affollata Aula Magna del Complesso monumentale di San Pietro a Perugia, ha sottolineato come «cambiano i tempi, cambiano le risorse, e questo significa che dobbiamo cambiare anche il nostro atteggiamento, la nostra mentalità e la nostra capacità di progettare, lavorando insieme per cogliere al meglio le opportunità che comunque sono a nostra disposizione. Nei prossimi anni – ha affermato la presidente – verranno meno molte delle risorse tradizionalmente a disposizione per la gestione e le spese ordinarie di mantenimento dei beni e delle attività culturali, ma contemporaneamente potremo utilizzare le risorse comunitarie previste per la creatività, per l’innovazione, per la formazione, molte delle quali rivolte alle imprese, che sono strategiche per lo sviluppo della nostra regione e che, anche nel settore dei beni e delle attività culturali, dovranno essere impiegate al massimo. Per questo motivo abbiamo voluto un assessorato regionale, quello di Fernanda Cecchini, che possa mettere insieme gli elementi portanti della Risorsa Umbria, vale a dire il paesaggio, l’ambiente, la cultura e le risorse agroalimentari. L’Europa ci chiede di individuare i cosiddetti “grandi attrattori culturali” della Regione. E noi siamo convinti che l’Umbria nel suo insieme sia il più forte ”attrattore”».
Riaggregare intorno a eventi principali Per fare questo però, ha sostenuto la presidente «avremo bisogno di un forte rinnovamento e di grandi innovazioni nel settore, a cominciare da un nuovo modello organizzativo che deve far perno sulle imprese, soprattutto per la gestione, accanto ad una forte capacità di programmazione e di progettazione degli investimenti. Dobbiamo sempre di più lavorare su progetti integrati, di rete che siano rappresentativi dell’intera Regione, magari partendo dal singolo “tesoro d’arte” presente in un territorio. Questo è il futuro della nostra attività nel settore culturale, tenendo presente il momento di grave difficoltà economica degli Enti locali che ormai con grande sofferenza riescono a tenere in piedi le strutture ed i luoghi della cultura. Ne deriva che occorre quanto prima giungere ad una sostanziale riaggregazione dell’offerta culturale non solo per essere suscettibili di interventi comunitari ma in primo luogo per raggiungere dimensioni ed economie di scala significative. Non si tratta, di per sé, di ridurre le rete di Eventi e di iniziative, ma di costruire forme di fare cultura più strutturate e mature».
Legge quadro E di un «nuovo metodo di lavoro unitario, di un approccio diverso da parte di tutti i soggetti protagonisti del mondo culturale», ha parlato anche l’assessore Cecchini. «La sfida – ha detto – induce ad innovare e selezionare gli interventi regionali ma anche ad affrontare la questione dal lato del sostegno alle attività delle imprese culturali e non solo delle iniziative pubbliche. Quindi non ci si può ridurre a ragionare solo della spesa pubblica per beni ed attività pubbliche ma anche alla revisione della legislazione, arrivando ad una legge quadro regionale in materia di cultura e della sua valorizzazione, visto che tra l’altro ormai è cambiata anche la legislazione nazionale di settore e gli obiettivi di politica culturale debbono fare i conti con regole e contesti culturali e finanziari diversi».
Meno egoismi, più privati Il pericolo è quello che la miriade di eventi restino isolati tra loro. «Sostanzialmente – ha ammesso Cecchini – la situazione vede ancora le singole iniziative chiuse nelle loro angustie gestionali e finanziarie acuite dalla crisi della finanza pubblica». Un meccanismo che va cambiato. Così come «va fatto ogni sforzo per ampliare la partecipazione dei privati alla realizzazione e gestione degli eventi e della cultura in generale. Va sfruttata la recente legislazione nazionale che promuove tale partecipazione e per far questo, senza cedere nulla in termini di qualità ma anzi puntando sull’ innovazione, bisogna riorientare le iniziative più suscettibili in termini di valorizzazione del contributo privato».
Fondazioni bancarie Privato, ma anche Fondazioni bancarie, detentrici di casseforti cui attingere. «La strategia regionale – ha proseguito l’assessore Cecchini – sarà anche rivolta al coinvolgimento del sistema delle Fondazioni bancarie: condividere le finalità, le iniziative e le responsabilità. A tutt’oggi emerge una significativo protagonismo culturale delle Fondazioni e va riproposta una idea di collaborazione più sistematica soprattutto attorno ai grandi eventi capaci di fare la differenza nell’attrazione culturale dell’Umbria».
Giubileo Un accenno alla grande occasione del Giubileo, che va sfruttata grazie anche alla «collaborazione con la Conferenza episcopale umbra e con i referenti del più significativo patrimonio culturale dell’Umbria» è fondamentale. «Infine, ma non perché meno importante, si riparta da un rinnovato rapporto col ministro della Cultura Franceschini e il Ministero e i suoi organi decentrati e portare avanti una collaborazione proficua. Così come – ha concluso l’assessore – ci faremo carico di ulteriori momenti di discussione ed approfondimento, anche sui singoli temi o settori, con gli operatori interessati».
