di Maurizio Troccoli

Il giorno dopo la trasmissione ‘Fuori Roma’, di Concita De Gregorio, ce n’è per ogni preconcetto. Persino per i teorizzatori del complotto massonico perugino. Dopo Perugia, va in scena il borbottio perugino.

La puntata Sui social media il tam tam è stato contemporaneo alla trasmissione ed è proseguito fino al martedì appunto. Segno, tra gli altri, di avere centrato il bersaglio. Va riconosciuto a Concita De Gregorio di avere saputo capire la città nella sua attualità. Come è stato commentato in questa redazione in un chiacchiericcio da dopo puntata: «A differenza di qualche altra trasmissione che aveva un canovaccio da rispettare tipo ‘Perugia città della droga’ e a cui servivano solo ‘attori’ disposti a recitarlo, la De Gregorio è venuta prima a capire». Proprio per questa ragione le varie fazioni, i sinistri e i destri, la Perugia intellettuale dal respiro internazionale, jazzista e sessantottina, come quella conservatrice e rievocatrice modello ‘1416’ hanno materiale televisivo a sufficienza per tirarla dalla loro parte.

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Il format Di vero c’è che ‘Fuori Roma’ è un format in grado di raccontare una realtà di provincia, rendendola interessante anche per un pubblico distante. Non è dato sapere quale sia il modello di costruzione del racconto, va da sé però che il fattore tempo gioca la sua parte. Contrariamente alla velocità, alla fretta, a cui ci stiamo tutti abituando, complice anche l’universo social del ‘fritto e mangiato’, la giornalista De Gregorio sembra preferire una percezione lenta, da trasformare poi in una narrazione sintetica. Soffermarsi in città, con l’oste piuttosto che con l’edicolante aiuta, probabilmente, anche nella selezione dei volti noti per i perugini che meglio possono fotografare l’attualità. Ed ecco che spuntano i professori universitari e i manager alla Pagnotta, i due sindaci antagonisti ma rispettosi l’uno dell’altro, entrambi fedeli alla compostezza perugina. Ma anche i ‘Sette cervelli’, ‘Apomatto’ e poi il fermento di via della Viola e il caso Meredith, le rapine in villa, la droga in centro, l’esodo dall’Acropoli e la mutazione genetica cittadina dal 2007 ad oggi. «Tutto – anche questo è stato detto in redazione – con il canto e il controcanto. Nel senso giornalistico: dell’una e dell’altra versione. Come accaduto sulle immagini di ‘1416’. Insomma un reportage sincero della città, senza effetti cinematografici, con una presa diretta sulla quotidianità del chiacchiericcio – come quello che vuole l’attuale sindaco ‘principino’ con la sua ‘pincipessina’ – e sull’attualità della trasformazione di una identità collettiv»a.

Il giorno dopo Sui social c’è chi è d’accordo con una ‘Perugia, favola dolce dal cuore amaro’ e chi sottolinea come con la «cultura si mangi» citando le parole di Pagnotta che, contrappone Umbria Jazz a ‘Perugia 1416’: «Con noi per ogni euro speso, 3 sono guadagnati». Gli ironici complottisti: «Ora ho capito il movente dell’omicidio Meredith: le varie massonerie che volevano uno spostamento di baricentro per Perugia». I frettolosi: «Che trasmissione faziosa. Praticamente la sinistra avrebbe perso solo per beghe interne». I riflessivi: «Tutto si muove – citazione De Gregorio – anche quando tutto sembra fermo, riflettiamo gente». I lapidari. «Mah, a me è parsa ‘na galleria de rancorosi. Rancorosa la Modena in cerca di rivincite, rancoroso Boccali perchè l’han bruciato, rancoroso Pagnotta perchè gli han tolto la pagnotta. Romizi invece sembra uno che ancora non l’ha capito che è successo e perchè gli voglion tutti bene», e chi risponde: «In un certo senso la penso come te. Unico non rancoroso Lupus. Pure i 7 cervelli erano rancorosi co lo spacciatore marocchino», e i catastrofisti che citano Pagnotta: «Ce so’ rimaste le mezze calzette, che appunto se armagnano non capendo nemmeno il motivo per cui sono lì. ‘Per questo c’è Renzi…’ – Come se fa a non volergli bene?».

«Marchetta a Romizi» Provando a fermare qualcuno per strada, tra i commenti: «E’ stata fatta una marchetta a Romizi», valga per questi ricordare i passaggi che ne sminuiscono invece il merito riequilibrando il racconto. Un ristoratore: «Non ha vinto la destra ma è la Perugia di sinistra che non è andata a votare, io sono amico di Boccali, non l’ho votato e gliel’ho detto», o chi ascrive a sé la vittoria dell’attuale sindaco: «L’avevo pensato mesi prima – dice Fiammetta Modena -, ma a Perugia è meglio non dirlo, la sua vittoria è la mia rivincita», persino lui stesso: «Siamo cresciuti con l’idea che avrebbero comandato sempre gli altri», dalla serie: ‘non ci credevo neppure io’.

Twitter@MauriTroccoli

 

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