di Barbara Maccari
Si avvicina l’appuntamento più atteso del centenario di Alberto Burri. Il 9 ottobre ci sarà infatti l’apertura dell’attesissima mostra presso il Guggenheim di New York, a cura di Emily Braun. La Fondazione anticipa anche l’uscita del catalogo generale, il completamento del Cretto di Gibellina per il 17 ottobre ed un convegno internazionale a Perugia il 20 e 21 novembre.
Catalogo Generale Quanto al catalogo generale questo vedrà la luce fra poco: un’opera editoriale, promossa e curata direttamente dalla Fondazione presso cui è attivo l’archivio Burri, concepita in sei volumi e in due distinte edizioni, una in lingua italiana e l’altra in lingua inglese. L’intera opera documenta il lavoro del Maestro mediante tavole a colori delle opere accompagnate da schede tecniche scientifiche, da saggi originali di carattere storico, critico ed estetico, presenti in ciascun volume. Frutto dell’incessante opera di studio e archiviazione che la Fondazione svolge da più di trent’anni, il catalogo generale si propone come un esauriente strumento di studio e ricerca che per la prima volta abbraccia la totalità della produzione artistica di Alberto Burri, in un periodo storico che va dal 1945 al 1995, data della sua morte, al fine di rendere maggiormente fruibile la consultazione e la conoscenza del vasto repertorio del grande Maestro dell’arte contemporanea.
Mostra Intanto sale l’attesa in tutto il mondo per il 9 ottobre, data di apertura della mostra antologica retrospettiva delle opere di Alberto Burri presso il Guggenheim di New York, a cura di Emily Braun. La mostra, con oltre cento opere, è la più ampia ed esauriente mai realizzata negli Usa da un museo di arte contemporanea. Per tale importante avvenimento sono state scelte opere molto significative dei maggiori cicli della pittura di Burri, concesse da istituzioni museali e collezioni private americane ed europee, nonché dalla stessa Fondazione di Città di Castello.
Oltre 100 opere La mostra, la prima in oltre 35 anni, si chiama «Alberto Burri: the trauma of painting», e sottolineerà come l’artista altotiberino «abbia attenuato – spiegano i curatori – la linea di demarcazione tra dipinto e rilievo plastico, creando una nuova poetica di dipinto-oggetto che influenzò direttamente il neodadaismo, l’arte processuale e l’arte povera». Emily Braun, distinguished professor presso l’Hunter College e il Graduate center della City University di NewYork, parla di Burri come di un «anello di transizione tra collage e assemblaggio», un artista che «raramente ricorreva all’uso della pittura e del pennello, prediligendo la lavorazione della superficie per mezzo di cuciture, combustioni e lacerazioni, per citare alcune delle sue tecniche. Ricorrendo a sacchi di juta strappati e rammendati, tele con gobbe in rilievo e plastiche industriali fuse, le opere di Burri alludono spesso a corpi umani, membrane e ferite, ma lo fanno attraverso un linguaggio totalmente astratto».
Il percorso «Attraverso il sapiente lavoro del nostro team guidato da Emily Braun – dice invece Richard Armstrong, direttore del prestigioso museo di New York – stiamo ponendo l’accento su aspetti inediti relativi agli innovativi e sperimentali processi creativi di Alberto Burri. Rianalizzare le mostre e le pubblicazioni del Guggenheim dedicate a Burri nel secondo dopoguerra ci permette di approfondire la nostra storia con questo importante artista. Siamo lieti di poter celebrare il centenario della nascita di Burri attraverso questa importante retrospettiva». L’esposizione si svela al pubblico lungo le rampe del Guggenheim sia cronologicamente sia attraverso le fasi artistiche di Burri, riproducendo il percorso dell’artista attraverso vari supporti, superfici e colori. Nel corso della propria carriera Burri dimostrò infatti un particolare interesse alla storia della pittura, forte di un profondo legame con l’arte rinascimentale dovuto alla sua terra natale. La mostra sottolinea inoltre il dialogo con il minimalismo americano che ha plasmato le ultime opere dell’artista. Una sezione sarà dedicata all’imponente opera Grande cretto (1985–89), un memoriale in stile Land Art dedicato alle vittime del terremoto che nel 1968 colpì la cittadina siciliana di Gibellina. L’altro appuntamento del centenario in programma nel mese di ottobre è il completamento del Cretto di Gibellina, che avverrà sabato 17.
Convegno Perugia Si intitolerà ‘Materia, forma e spazio nella pittura di Alberto Burri’ il convegno internazionale che si terrà all’Università degli Studi di Perugia il 20 e 21 novembre, al quale parteciperanno studiosi e critici che nel tempo e più recentemente hanno svolto un’azione di rilettura dell’opera del Maestro. Partendo dai fondamentali contributi poetici, critici e storici, offerti nel corso degli anni pionieristici ’50-’60, agli inizi della vicenda artistica di Burri, fino alle attuali posizioni critiche espresse sulla sua opera, negli ultimi anni del suo lavoro e dopo la sua scomparsa. Obiettivo del convegno è verificare quanto il suo linguaggio sia tuttora vivo e attuale.
Mostra Altre iniziative, in alcune città italiane come Teramo, Napoli, Cosenza e Firenze, sono in avanzato stato di progettazione. Nella primavera del 2016, a conclusione delle manifestazioni del centenario, a Città di Castello verrà organizzata una grande mostra sull’opera di Alberto Burri, in collaborazione con il Guggenheim Museum di New York.
