di Barbara Maccari
Pierpaolo Capovilla (frontman del Il Teatro degli Orrori) è stato il protagonista, venerdì sera, dell’ultimo appuntamento dell’Istrix Festival organizzato da Arci Out a Città di Castello. Nella sua giornata tifernate un incontro con i tanti ragazzi che lo seguono in giro per l’Italia e le letture di Pierpaolo Pasolini al teatro degli Illuminati.
Fare cultura Una sedia, un palco e tante domande del pubblico giunto a Città di Castello per sentire la sua voce. E’ iniziata così la giornata tifernate di Pierpaolo Capovilla, con un incontro alle 18 dal titolo «Cosa significa fare cultura nel 2013». «La cultura non è un accessorio – spiega il cantante – è una parte fondamentale della nostra vita, è essenziale per tutto il resto. Quello che i politici di questo paese non vogliono capire è che investire in cultura significa produrre ricchezza, può essere un volano per l’economia stessa».
Modello di riferimento A chi gli chiede invece come si sente ad essere un modello di riferimento per i tanti giovani che vanno ai suoi concerti, risponde così:«Sono contento che questi ragazzi ci seguano, che apprezzino la nostra musica e i testi delle nostre canzoni, al tempo stesso è per me angosciante essere considerato un modello da seguire. Il pubblico dei nostri concerti è comunque variegato, si va dal ventenne alla disperata ricerca di emozioni al cinquantenne nostalgico degli Stones».
Testi e contenuti Testi delle canzoni che devono essere secondo Capovilla «impegnati, quello che scrivo e poi canto deve avere un contenuto, deve trasmettere emozioni e far passare un messaggio, altrimenti il mio lavoro diventa vano. Cerco sempre di cesellare le parole nei miei testi, tutto deve essere al posto giusto».
Internet e social network L’artista è polemico invece nei confronti dei social network (si era iscritto a Facebook ma si è da poco cancellato): «Internet se usato bene è una grande cosa, con il web la cultura è a portata di clic. Ora con l’arrivo dei social network tutto è cambiato. Facebook, Twitter e compagnia bella servono solo a pavoneggiarci e a rendere più esplicito il nostro narcisismo. Preferisco un contatto reale e faccia a faccia come questo ad uno via web. La rapidità dei social network impoverisce il nostro vocabolario».
Perché Pasolini Capovilla spiega poi la scelta di Pasolini per lo spettacolo in programma al teatro degli Illuminati: «Lʼattualità del verso pasoliniano è sconcertante, ho scoperto tardi ‘La religione del mio tempo’, conoscevo Pasolini per i suoi film e i suoi romanzi che lessi quando ero ragazzo, ma non mi ero mai lasciato affascinare dal Pasolini poeta. Prima me ne sono innamorato e poi questo innamoramento è diventato unʼossessione».
Pasolini contemporaneo «Credo che ‘La religione del mio tempo’ – ha continuato il cantante – per quanto sia stata scritta tra il ʼ58 e il ʼ59, sembri veramente realizzata ieri. E sembra dedicata a noi, perché quel processo di mutamento antropologico della società italiana a cui Pasolini assisteva alla fine degli anni Cinquanta, un processo di dispersione dei valori della Resistenza nel segno del consumismo più sfrenato, dellʼindividualismo, del narcisismo, è un processo che col tempo si è approfondito fino ad oggi, fino ad irrompere nella nostra contemporaneità in maniera clamorosa. Pasolini aveva compreso molto bene cosa stava accadendo e rileggerlo oggi è inevitabilmente attuale da molti punti di vista».
A teatro Terminato l’incontro delle 18, Pierpaolo Capovilla si è spostato al teatro degli Illuminati per un reading sonorizzato in tre atti su Pierpaolo Pasolini: «Ballata delle Madri», «La religione del mio tempo» e «Una Luce». Affiancato su palco dal musicista dei 2Pigeons Kole Laca (pianoforte, live electronics), che ha eseguito brani di Steve Reich, Scott Walker e originali.
