«I più fortunati tra di noi vivono una storia d’amore almeno una volta nella vita, qualcuno è testimone di un atto di coraggio e di uno di tradimento ma tutti, tutti prima o poi finiamo in una storia di fantasmi…». Lo spettacolo si chiama Albe Bianche ed è in programma a Todi al palazzo del Vignola dal 12 al 15 settembre. La regia è di Giacomo Troianiello e la drammaturgia di Emanuele Principi, entrambi alla loro prima esperienza. Sul palco Davide Tassi e Annamaria Troisi.

Di cosa parla questo Albe Bianche?
«E’ difficile spiegare uno spettacolo – affermano i due autori -, dichiarare le finalità dell’autore e cercare di chiarire qual è il messaggio che sottintende il testo e le sue parole. Onestamente parlando, lo spettacolo verte sul tema “amore-guerra”. Più in particolare nasce da una domanda che ci siamo posti, come autori, prima di procedere alla scrittura del copione: “L’amore vince sulla guerra?” e ancora “Come giovani del XXI secolo, nati e vissuti finora in Europa, possiamo dire di conoscere ancora i sacrifici che una guerra richiede?”. Ci siamo domandati questo e abbiamo perciò desiderato rivolgerci a chi è destinato, ora e nel futuro, a rispondere».

A chi si rivolge?

«Albe Bianche è voluto principalmente per i giovani, per chi non ha un’idea sull’argomento, chi non sa collocarsi nel mondo presente e vive nell’illusione del passato, di ciò che ha sentito dai genitori, dai nonni, le storie d’amore e le lotte italiane per un po’ di pane. Noi diciamo, a chi vedrà questo spettacolo, che la realtà dei fatti è che sarete in generale chiamati a rispondere, alle nostre domande, con le azioni della vostra vita, con le vostre scelte quotidiane e le vostre coscienze. Ci aspettiamo serenamente ogni tipo di personale – anche tacita – considerazione all’atto di assistere: dall’indignazione al menefreghismo, dalla sensibilità (persino la più romantica) al totale cinismo. Albe Bianche è uno spettacolo che si alimenta di quel “nonostante tutto” che è messo alla fine di una frase – specie se d’amore – e che, troppo spesso, viene abbandonato e perso per strada. Quel “nonostante tutto” che stravolge i piani, sconvolge al punto da pietrificare. Quell’incognita che ferma il tempo e sacrifica due anime, due attori archetipi della coppia che si ama, per spiegare al mondo le storie di chi non ha vinto, di chi ha detto “nonostante tutto” e poi, in quella frase, ha perso la vita e, con essa, tutto ciò che di più importante e grande aveva».

Come nasce Albe Bianche?

Lo spettacolo nasce da un’idea personale discussa ad un tavolo di casa, dividendo un pasto di primavera, ed è un progetto ambizioso che vorrebbe toccare quanti più luoghi possibili in Italia. Ma la verità è che abbiamo fatto di tutto per cominciare questa avventura dalla nostra città, Todi. Albe Bianche è un piccolo esperimento sul tema dell’amore in tempi di guerra. Attinge a storia conosciuta e storia sconosciuta o inventata, prende spunto dal reale per astrarre e si serve di due attori per raccontare, carne a carne, le vite di giovani amanti, amati, morti, scomparsi. Ha l’ambizione di voler essere uno spettacolo comunque leggero, che non cerca un linguaggio pesante per trattare un tema pesante, ma che, al contrario, giochi sul contrasto e susciti sorrisi».

Chi sono gli autori di Albe Bianche?

«Sono Emanuele Principi, musicista e autore. Sono stato cantante e chitarrista dei Lilith con cui ho pubblicato Fra le cose ( EP 2003), Una diversa abilità ( LP 2005 ) e Note a margine ( LP 2010 ). Sono co fondatore di OH! EH? di cui sono usciti i primi due singoli e video ( L’arte di sopravvivere e Letture all’amico immaginario ) e il cui primo album è atteso per la primavera 2014. Nel 2013 ho scritto Albe Bianche, pièce teatrale in un atto». «Mi chiamo Giacomo Troianiello, sono nato e cresciuto a Todi, e ho compiuto 25 anni pochi giorni fa. Nel 2005 fondo l’Associazione Culturale Arebur insieme a Livia Ferracchiati, Elena Costanzi, Patrizia Bianchini e Mariasofia Alleva, tutte amiche tuderti. Sono diplomato alla Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino dal 2012 e mi appassiona l’idea e perseguo il fine di non avere definizioni, perciò non sono un attore, né un regista, né tantomeno un autore. Ho avuto la fortuna di trovarmi sul palco con Paolo Rossi e di partecipare ad uno degli spettacoli più premiati d’Italia, The History Boys di Alan Bennet, regia di Elio de Capitani e Ferdinando Bruni (produzione Elfo Puccini Milano), e con loro ho girato e visitato molte città. Qualcuno mi chiama “musicista/attore”, perché ho sempre cercato di coniugare due passioni molto forti, di farle convivere affinché, nel tempo e con allenamento, diventassero solidi trampolini per i salti più difficili. Quando mi guardo indietro, per quanto breve sia la mia storia, ho l’impressione di vedere una palla matta che non sa “stare”. Poi mi guardo le mani e mi dico che sono dannatamente giovane, e scoprirò col tempo la mia collocazione naturale. Oggi penso di essere ne più ne meno di quello che sento di essere, senz’altro in buona parte diverso da quello che sento dire di essere. Ma questa, sospetto, sia la storia di tutti. Per il futuro, attendo e mi armo. E’ l’unica battaglia che vale la pena combattere».

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