di M.S.G.
Il 25- 26-27 giugno nel piccolo borgo umbro di Collescipoli saranno ospitati 2 musicisti e 8 tecnici nella prima trance di residenzialità del ‘Jazzit Fest’. Un progetto nato nel 2020 che ha subito arresti e ridimensionamenti a causa della pandemia. I dieci artisti in questi tre giorni, saranno ospitati dagli abitanti del borgo, una modalità che esce fuori dalla logica del singolo evento o concerto. Rischiosa perché nuova e come tutte le novità spaventano, ma che ha l’ambizione di trasformare Collescipoli da piccolo borgo dimenticato a modello culturale di rilancio post pandemia.
Luciano Vanni Si è svolta ieri sera la conferenza stampa di presentazione del ‘Jazzit Fest 2021’. Progetto prodotto dall’impresa sociale Civitates. «È il primo e unico evento al mondo – afferma Luciano Vanni, inventore e direttore artistico del festival – costruito attorno ad un programma di residenze artistiche di comunità. Dopo cinque anni di assenza e dopo aver girovagato in giro per l’Italia torniamo a casa». Il Jazzit Fest infatti è nato nel 2012, creato appunto da Luciano Vanni, e prende il nome dalla omonima e prestigiosa rivista di musica jazz da lui diretta. «Una comunità che si rimette in moto – prosegue Vanni – è il primo grado di una intera civiltà che si rimette in moto». «Non ci sarà un unico evento live, come siamo abituati a pensare ma i musicisti dialogheranno per tre giorni interi con i residenti, con i luoghi e mi piace pensare che anche qualche cittadino da Terni verrà a curiosare e conoscere gli artisti. Non mancheranno certo improvvisazioni nel piccolo borgo e ci piace pensare che da eventi mensili questi potranno divenire residenze settimanali e con molti più artisti. Il nostro è un progetto a costo zero, basato sulla ospitalità e la voglia di ripartire per innestare un meccanismo virtuoso di sviluppo. Civitates Collescipoli 2030 vuole essere un rilancio per il piccolo borgo Umbro e nel 2030 tireremo le somme. Vedremo se la visione di Collescipoli è cambiata. Stiamo creando i presupposti per una nuova leva economica per il rilancio del territorio e se ci riusciremo Collescipoli diverrà un modello da esportare in tutta Europa».
Andrea Giuli «Sono qui oggi in doppia veste – afferma l’assessore alla Cultura Andrea Giuli – quella di vicesindaco quindi istituzionale, e quella di frequentatore delle cose belle. Mi affido completamente a Luciano Vanni. Uscire dalla visione tradizionale e costruire una scommessa avvincente, ma anche più rischiosa, è un lavoro in divenire. Io e il sindaco vi daremo il massimo appoggio e faremo la nostra parte».
Roberto Laurenzi «Abbiamo certo i nostri timori, – afferma il presidente della pro-loco di Collescipoli Roberto Laurenzi – i tempi ci hanno cambiato ma nonostante tutto siamo pronti. Accompagneremo la nostra comunità a cambiare atteggiamento, vivere con i nuovi tempi che ci attendono. Dovremo conquistare la fiducia di chi ci osserva con la saggezza popolare del ‘non fare il passo più lungo della gamba’ ma comunque fare questo passo avanti».
Federico Pasculli Presente alla conferenza anche Federico Pasculli capogruppo del Movimento 5 stelle e collescipolano: «Abbiamo sempre creduto nell’importanza di rivalutare i piccoli centri. Per anni ho proposto che venisse valorizzato l’abbinamento turismo-cultura e finalmente con il progetto di Luciano questo può avvenire. Importante anche rivalorizzare le sedi, costruire una scuola civica della musica. Confido nell’esperienza di Luciano per dare questa propulsione ad un borgo che merita la giusta attenzione e perché tutto questo un giorno diventi un progetto da esportare».
I collescipolani Protagonisti assoluti del progetto però saranno proprio gli abitanti di Collescipoli che con un documento da compilare chiamato ‘Capitale civico’ daranno le proprie disponibilità ad accogliere, a supportare con ore di volontariato o anche una semplice crostata il progetto di rivalutazione del territorio. Contemporaneamente saranno valutati gli stati emotivi che comporterà questo cambiamento. Ci sarà paura? Sfiducia? O magari la voglia di ripartire ci aprirà di nuovo all’accoglienza e alla fiducia verso il futuro?
