di Fra.Mar.
«Mi ha improvvisamente afferrato mettendomi le mani sotto la camicetta ed aprendomi il reggiseno. Ho provato ad allontanarmi ma mi ha afferrato il collo e detto ‘yo te quiero’». Sarebbe successo ad una giovane donna durante una missione in Guatemala, nel 2009. A molestarla, secondo l’accusa, sarebbe stato un frate, ex vicario provinciale dell’Ordine dei Francescani Minori, che martedì mattina è stato rinviato a giudizio dal gup Carla Giangamboni, come richiesto dal pm Giuseppe Petrazzini. Per l’uomo, difeso dall’avvocato Luca Gentili, l’appuntamento è per il 4 marzo del prossimo anno davanti al tribunale collegiale di Perugia.
Il fatto Era il 9 maggio del 2009 quando, secondo il racconto della ragazza, il religioso, nel suo ufficio all’interno del santuario Hermano Pedro, avrebbe tentato di molestarla. Lei, scrive nelle otto pagine di denuncia che aveva presentato al suo rientro in Italia, ai carabinieri nel 2009, era scappata via dal santuario «inorridita, a piedi sotto la pioggia». La sera stessa però nella missione di cui entrambi facevano parte, era prevista una cena per la festa della mamma. Una cena a cui la giovane non riuscì a non prendere parte.
La cena «Il frate— racconta la giovane nella denuncia — mi aveva riservato un posto accanto a lui, l’unico disponibile, sono stata costretta a sedermi lì». Sempre secondo il suo racconto, il religioso poi le si sarebbe rivolto in lingua italiana, in modo dunque che i sudamericani presenti non potessero capire, chiedendole di aprire le gambe, dicendole che era il suo amore e «toccandole le parti intime» sotto la tovaglia. Poi, sempre secondo la giovane, avrebbe «preso con forza la mano» della ragazza «mettendola sotto il saio», sulle parti intime. «Incurante della presenza delle altre persone continuava a tenere un comportamento offensivo, violento e prevaricatore».
Ancora molestie «Il giorno dopo – racconta la donna – continuava a cercarmi sul telefonino ma non ho voluto rispondere». A quel punto la ragazza, viste le «gravissime azioni e l’atteggiamento sfrontato del frate, vista l’impossibilità di avere il medesimo come contraddittore per portare avanti il progetto» ha deciso di denunciare a qualcuno quello che stava succedendo. E lo ha fatto scrivendo una email al coordinatore dell’Uvisp (Unione volontari internazionale sviluppo pace).
Le email Il coordinatore, per cui l’accusa di favoreggiamento è stata archiviata le risponde per email: «Carissima – le scrive- , ti ringrazio per avermi detto la verità, io ho scritto alla persona interessata, sicuramente con un po’ di diplomazia per non creare altri problemi, ora tu vedi come si comporta e poi avvisami se ha cambiato qualcosa oppure no. Ma credo che non ci saranno più problemi. Saluti». Qualche giorno dopo le aveva scritto nuovamente: «Ti scrivo per domandarti come vanno le cose, se è tornata la normalità, se ti ha molestata ancora. Ho parlato con padre, cercate di far tornare la fiducia e la sicurezza tra di voi, sono cose che possono succedere, se non ci sono cose più gravi di quelle che mi hai scritto cercate di chiudere tutto per poter tornare come prima».
L’epilogo La ragazza si dice «attonita» per le parole del responsabile in Italia e in una successiva mail gli scriveva « del suo profondo stupore, confermando che il frate nei suoi confronti continuava a tenere un comportamento minaccioso ed offensivo, invitandola nel proprio ufficio e indicando che non avrebbe dovuto chiamare in Italia e rappresentare l’accaduto in quanto non era più una ragazzina». Il religioso dovrà adesso affrontare un processo per violenza sessuale.
