di Daniele Bovi
Oltre 230 visite per il rinnovo della patente senza però versare quanto dovuto all’Usl Umbria 2 per la quale lavora. È questa l’accusa a carico di un medico il cui caso è stato discusso mercoledì di fronte alla sezione regionale della Corte dei conti dell’Umbria. Secondo la ricostruzione dell’accusa le visite sono state fatte tra il 2012 e il 2014 in diverse autoscuole in quello che, tecnicamente, si chiama regime di intramoenia allargato. Il procuratore regionale Antonio Giuseppone ha parlato in particolare di 105 visite nel 2012, 99 nel 2013 e 37 nel 2014. Le norme prevedono che una percentuale del pagamento vada a finire nelle casse dell’Usl ma, stando a quanto spiegato dalla Procura che ha chiesto una condanna al risarcimento di 1.242 euro a favore dell’azienda sanitaria, «non risultano le fatture».
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La vicenda «La responsabilità, a titolo doloso, è assolutamente certa. Non si tratta di errori – ha sostenuto Giuseppone – bensì di centinaia di visite per le quali il medico non ha rilasciato la fattura. Il danno erariale è certo e concreto e c’è una condotta dolosa». La vicenda è finita anche di fronte alla magistratura ordinaria, ma il processo non è ancora iniziato, mentre il giudice del lavoro ha già annullato il licenziamento disposto in un primo momento dall’azienda sanitaria umbra. Ad assistere il medico è l’avvocato Francesco Niccolini, che ha centrato la sua difesa intorno agli elenchi che il medico deve stilare per le visite fatte in Usl o nelle autoscuole. Da quei documenti secondo l’avvocato non è possibile capire dove siano state fatte: «Non ci sono prove certe – ha spiegato – e il fatto che all’Usl non risultino fatture non dimostra che la colpa sia del medico: questa equazione è sbagliata».
La difesa Niccolini ha messo sul tavolo le attestazioni che dimostrano i pagamenti fatti da alcune persone per visite in Usl e ha anche parlato di documenti non troppo precisi in mano all’azienda sanitaria, tanto che in uno di essi spunta una bambina di 10 anni che sarebbe risultata idonea alla visita medica per ottenere la patente B. Le indagini sul caso sono state condotte dalla guardia di finanza che ha inviato a oltre 230 persone un questionario per ottenere diverse informazioni. Proprio questi documenti sono entrati nel mirino del legale: «Secondo una perizia – ha detto – sono stati compilati a gruppi dalle stesse mani, e ciò la dice lunga sull’attendibilità di tali questionari». La sentenza arriverà nelle prossime settimane.
Twitter @DanieleBovi
