Un momento degli scontri

Chiede di tornare libero il tifoso del Perugia arrestato ieri con l’accusa di rissa aggravata in seguito ai violenti scontri ultrà che domenica pomeriggio hanno paralizzato un tratto dell’autostrada A12 all’altezza dell’area di servizio Versilia. Gli scontri hanno visto coinvolti tifosi del Perugia e della Lucchese: oltre all’arresto dell’operaio 33enne perugino, accusato di rissa aggravata in concorso, ci sono tre tifosi toscani denunciati di 51, 46 e 34 anni. Le indagini vanno avanti per identificare altre persone coinvolte. 

Il tifoso del Perugia è ritenuto responsabile di aver aggredito un tifoso della Lucchese anche con l’utilizzo di un bastone di legno. Secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine le due tifoserie sono venute violentemente a contatto mentre si trovavano in sosta nell’area di servizio. Sono stati utilizzati fumogeni, aste, bastoni in legno, spranghe, oggetti contundenti e bottiglie. Durante gli scontri è stato necessario anche l’intervento di due squadre della polizia stradale che hanno interrotto il traffico in direzione Genova per alcuni minuti. 

Il perugino, identificato grazie alle telecamere e successivamente arrestato dalla Digos di Perugia, questa mattina ha parlato degli scontri di domenica al giudice per le indagini preliminari Natalia Giubilei durante l’udienza di convalida dell’arresto. Secondo la ricostruzione fornita dall’indagato, lui, insieme agli altri supporter biancorossi, sono stati attaccati dai sostenitori della Lucchese nell’area dell’autogrill. L’operaio – difeso dall’avvocato Ludovica Khraisat – ha spiegato che stavano per rientrare nei furgoni, diretti allo stadio dell’Entella, dove era in programma la partita del Grifo, quando sono stati assaliti dai toscani scesi con caschi, sassi, bastoni e bottiglie da sei o sette minivan. «Ci hanno aggredito e noi ci siamo difesi – è l’estrema sintesi delle dichiarazioni -. Avevo un bastone in mano ma quello l’ho trovato per terra, non sono stato io a provocare il ferimento del tifoso lucchese». Spiega l’avvocato Khraisat: «Ho sentito parlare in questi giorni di un appuntamento che si sarebbero dati gli ultrà ma mi sembra una ricostruzione piuttosto inverosimile in quanto si sa che nelle aree degli autogrill ci sono le telecamere e la polizia, come nel caso di specie. Il mio cliente è stato identificato dalle telecamere, si stava difendendo, è avvenuto tutto nel giro di pochi secondi, se la sua azione fosse stata premeditata certamente non sarebbe andato a scontrarsi a volto scoperto». 

Al termine dell’udienza di convalida il pm Franco Bettini della Procura di Perugia ha chiesto per il tifoso umbro gli arresti domiciliari, la difesa invece la sua remissione in libertà: si attende la decisione del giudice che potrebbe arrivare già nelle prossime ore. Khraisat è stata già impegnata nel passato recente nella difesa del tifoso finito anni fa sotto processo per i fatti avvenuti nel 2015 durante Perugia-Cesena. «È stato assolto dall’accusa di lancio di oggetti pericolosi perché, come stabilito dal giudice, il fatto non sussiste. Il Daspo? Quello lo ha scontato». Non è escluso, ovviamente, che ne arrivi un altro. Domenica, dopo gli scontri, allo stadio lui non è andato.