C’è l’Umbria dietro alla pronuncia attesa dalla Corte Costituzionale chiamata a esaminare il divieto di spedire e ricevere libri ai detenuti sottoposti a carcere duro.

Vietati libri e giornali in 41bis Sì, perché è a partire dall’appello di un recluso del carcere di Terni poi raccolto dal magistrato di sorveglianza di Spoleto, Fabio Gianfilippi, che i giudici della Corte costituzionale vaglieranno l’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario. L’iniziativa di Gianfilippi risale a circa un anno fa, precisamente al 26 aprile scorso, quando il magistrato si è rivolto alla Consulta con un’ordinanza di 19 pagine indicando, in sintesi, come una grave violazione del diritto del detenuto alla libertà e segretezza della corrispondenza (articolo 15 della Costituzione), una lesione del suo diritto a informarsi (articolo 21) e del suo diritto allo studio (articoli 33 e 34). Oltre alla Costituzione, il giudice indica anche la Convenzione dei diritti dell’uomo che garantisce a ogni persona il rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio, della propria corrispondenza.

Decide la Consulta A sostenere l’iniziativa del magistrato di sorveglianza di Spoleto è l’associazione Antigone che da sempre si batte per i diritti nelle carceri. In vista della decisione della Corte Costituzionale, che domani esaminerà la norma in camera di consiglio (relatore il giudice Franco Modugno, avvocato dello Stato Maurizio Greco), il presidente Patrizio Gonnella ha affermato: «In primo luogo grazie al magistrato Gianfilippi che ha posto la questione davanti alla Corte. Vietare libri, riviste, giornali ai detenuti significa vessare, non prevenire. Anzi, se solo quei detenuti avessero letto più libri anche da liberi forse avrebbero commesso meno crimini mafiosi. Il diritto a informare ed essere informati, il diritto alla formazione della propria coscienza, il diritto allo studio, il diritto alla libertà di opinione e pensiero non c’entrano nulla con la prevenzione del fenomeno mafioso».

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One reply on “Vietati libri e giornali in 41bis: da Spoleto e Terni ricorso alla Corte costituzionale”

  1. Ma come: non centrano nulla con la prevenzione del fenomeno mafioso? Mai sentito parlare di “pizzini” ?

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