di M.T.
E’ stata intensificata l’attività di verifica del rispetto delle regole igieniche e burocratiche nelle mense degli ospedali. Come accaduto nel resto d’Italia, i controlli da parte del Nas dei carabinieri, hanno riguardato anche le mense degli ospedali umbri. Più nello specifico tutte quelle aziende che svolgono l’attività della somministrazione degli alimenti anche per le mense degli ospedali. Vale a dire che queste ditte sono impiegate anche nella distribuzione di pasti ad altre realtà, quali possono essere le mense scolastiche.
In Umbria su tutti i controlli eseguiti, in 7 casi sono stati rilevati situazioni non conformi alle regole che hanno fatto scattare sanzioni per 5 mila euro. «Si tratta prevalentemente – ha spiegato a Umbria 24 Sergio Riccardi, comandane del Nuclei anti sofisticazione dei carabinieri – di difformità riscontrabili rispetto ai manuali di autocontrollo». Vale a dire alcuni prodotti non conformi, ad esempio per essere risultati scaduti o per altri aspetti considerati non gravi. «In linea di massima – aggiunge il comandante – consideriamo il quadro emerso come quasi soddisfacente».
Nel resto d’Italia il nucleo del Nas, tra il 19 febbraio e il 22 marzo ha controllato 558 strutture, trovando irregolarità in 4 casi su 10, in materia di normative igienico sanitarie e sicurezza alimentare. Di queste 525 operano nel settore della ristorazione collettiva mentre 31 direttamente nella ristorazione sanitaria. Sono quindi 238 quelle ritenute non conformi, pari al 42,7 % del totale. E’ stata sospesa l’attività in due mense, a Napoli e a Brescia, per gravi condizioni igieniche e persino infestazione da insetti. A Salerno sono state riscontrate contaminazioni microbiologiche (enerobatteri e filiformi) su vassoi destinati alla distribuzione dei pasti. A Catania sono stati sequestrati 60kg di alimenti in cattivo stato di conservazione ed è stato denunciato il responsabile della preparazione dei pasti. A Parma all’interno del deposito bevande sono state riscontrate diffuse carenze igienico strutturali, mentre a Taranto è scattata l’interdizione della produzione dei pasti per celiaci, per assenza di spazi e attrezzature adeguate.
