di Enzo Beretta
Colpetto di scena.
Però qualcuno, la scena, se la gusta tutta e gode come un matto per il tonfo di Cristiano Nicoletti.
Il grande accusatore.
Per un feroce progetto del destino il rettilineo porta l’ex direttore generale dell’Università per Stranieri di Perugia dritto dritto in Procura.
Avviso di garanzia. Panico.
Dopo l’esame di Luis Suarez e quanto venuto fuori dall’inchiesta sui concorsi il racconto dell’Ateneo si avvicina sempre di più alla sceneggiatura di una commedia. Nel mirino dei pm un buco di quattro milioni di euro per i mancati introiti dei corsi d’italiano a studenti cinesi. Quattro indagati. Gli «altri soggetti non identificati» di cui parlano gli inquirenti con ogni probabilità sono stranieri. Poi ecco l’attuale dg Simone Olivieri. Non aspettatevi niente di troppo raffinato: viene accusato di violenza privata per aver chiuso a chiave una ricercatrice in uno stanzino. L’avrebbe pure minacciata con frasi del tipo: «Mi serve un colpevole, non il colpevole». Allo ‘Smilzo’, soprannome con i diritti riservati (andatevi a leggere una parte dell’informativa della polizia giudiziaria) ci arriviamo dopo. Prima la truffa.
Ipotesi: truffa in concorso Non sarà una passeggiata. Il primo capo d’imputazione racconta che Nicoletti (romano, 53 anni da compiere) e Fabrizio Focolari (romano, 36, già responsabile per le relazioni internazionali di Unistra) insieme ai cinesi Yin Liu (34) e Delong Zeng (32), rispettivamente titolare e agente per l’Italia dell’agenzia Grifone international culture communication limited (con sede a Hong Kong) «inducevano in errore gli organi amministrativi e di controllo dell’Università per Stranieri circa l’avvenuto pagamento dei diritti di iscrizione procurando ai titolari delle agenzie cinesi un ingiusto profitto consistente nell’ottenimento del visto di ingresso e nel diritto a partecipare ai corsi dell’Ateneo per gli studenti dalle stesse agenzie rappresentati, con correlato danno per l’Università consistente nel mancato incasso dei medesimi diritto di iscrizione per un importo non inferiore a 3,9 milioni di euro nel periodo dal 2015 al 2019».
I 47 studenti che avrebbero soggiornato all’Adisu Stando a quanto si legge nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari Focolari ha imposto «una prassi per le iscrizioni differenziale rispetto a tutti gli altri corsi, tale per cui venivano rilasciati dietro semplice presentazione da parte delle agenzie cinesi di una lista di studenti i certificati di preiscrizione necessari per l’ottenimento dalle autorità diplomatiche del visto di ingresso, con relativa quietanza di pagamento – si legge – senza che potesse essere controllato né prima né dopo l’abbinamento dei pagamenti con gli specifici nomi di studenti a cui erano riferiti». Sempre Focolari viene ritenuto responsabile di aver predisposto «due convenzioni, apposta da terzo non identificato, solo apparentemente riferibile a lui e da questi non riconosciuta fra l’Università per Stranieri e la Grifone (datate 16 gennaio e 6 ottobre 2015) tali da simulare il diritto della Grifone a provvigioni del 37% e del 39% sulle tasse di iscrizione degli studenti cinesi di corsi di lingua relativi ai progetti Marco Polo e Turandot (avente a oggetto la somministrazione di corsi di lingua e cultura italiana a studenti cinesi) mai approvate dagli organi deliberativi dell’Università, consentendo tra l’altro il rilascio delle preiscrizioni ad almeno 47 studenti che non avevano mai formulato alcuna istanza e attestando falsamente che gli stessi avrebbero soggiornato all’Adisu».
I presunti falsi A Nicoletti (assistito come Focolari dall’avvocato Giosuè Bruno Naso, che nella sua lunga carriera ha difeso tra gli altri Erich Priebke e Massimo Carminati in Mafia Capitale) vengono contestate ipotesi di reato di falso ideologico, funzionali, nell’ottica accusatoria, alla realizzazione della presunta truffa. Negli atti della Procura si legge della «piena consapevolezza» del dg, titolare ad interim dell’Ufficio di segreteria corsi di lingua, «che le procedure da esso predisposte, adottate e imposte ai diversi uffici operanti sotto la sua direzione e coordinamento impedivano l’abbinamento dei pagamenti coi nomi degli studenti a cui erano riferiti» e «iscrivendo i ricavi derivanti dal progetto Marco Polo e Turandot esclusivamente sulla base degli incassi», facendo «false attestazioni» nelle proposte di bilancio degli esercizi 2015, 2016 e 2017 dell’Ateneo, «approvati con delibere del Consiglio di amministrazione».
La ricercatrice chiusa a chiave Simone Olivieri, invece, è finito nell’indagine con l’accusa di aver violato l’articolo 611 del Codice penale che punisce chi usa violenza o minaccia per costringere o determinare altri a commettere un reato. Dagli accertamenti è emerso che «ha chiuso a chiave in uno stanzino una ricercatrice dell’Università, minacciata attraverso le seguenti frasi: «Tu sei l’anello più debole della catena. Non mi serve il colpevole ma un colpevole. Se tu dici di aver firmato la possiamo chiudere come un errore amministrativo interno». Perché lo avrebbe fatto? «Per costringerla – rispondono i pubblici ministeri – o comunque determinarla a concorrere nel delitto di truffa ai danni dello Stato mediante falsa dichiarazione di aver sottoscritto le convenzioni con le agenzie cinesi del 16 gennaio e del 10 ottobre 2015, inducendo in errore l’Università per Stranieri di Perugia circa la sussistenza di validi titoli negoziali recanti una scontistica mai approvata dallo stesso Ateneo, procurando così con ingiusto profitto per i titolari delle agenzie cinesi (legittimati in tal modo al mancato pagamento di quota parte di importi dovuti e non corrisposti) con correlato danno per le casse dell’Unistra». Telegrafico l’avvocato Francesco Falcinelli: «Olivieri esclude di aver chiuso alcun a persona in uno stanzino e al più presto conta di chiarire i fatti con i pm».
