Il Tribunale di Perugia (©️Fabrizio Troccoli)

di Enzo Beretta

La Regione dell’Umbria, la Provincia di Perugia e Umbria Mobilità mettono un piede fuori dal processo nel quale sono imputati con accuse a vario titolo che vanno dall’associazione per delinquere alla corruzione, dalla bancarotta fraudolenta all’induzione indebita a dare o promettere utilità, il manager Paolo Paduano, ex dg di Apm e poi di Umbria Tpl e Mobiità Spa, e i suoi «contatti romani» Marco Cialone, Vittorio Ficchi e Antonio Pompili. Sono infatti in corso trattative economiche in favore delle tre parti civili per ottenerne la revoca. Autoservizi – secondo quanto si apprende – è già stata liquidata con decine di migliaia di euro, mentre con Regione, Provincia e Umbria Tpl e Mobilità Spa (assistita dall’avvocato Luca Gentili) le condizioni economiche degli accordi sarebbero già state inquadrate ma non ancora completate le formalità: solamente dopo aver messo le cifre nero su bianco verranno pagate e, ovviamente, in seguito alle transazioni verranno revocate le costituzioni di parte civile. In questo modo il processo ai quattro imputati davanti al tribunale collegiale di Perugia si svolgerebbe senza parti civili. Si tratta di trattative particolarmente complesse considerando che la prima udienza del processo si è tenuta il 18 gennaio 2023: all’esito della definizione inizierà l’istruttoria dibattimentale. 

Secondo la ricostruzione della Procura il manager Paduano, oggi 81enne, difeso dall’avvocato Luciano Ghirga, «si adoperava all’ingresso e alla permanenza di Umbria Tpl e Mobilità Spa e della Autoservizi Tpl nel settore del trasporto pubblico romano – si legge negli atti – incurante degli ingenti danni patrimoniali causati alle società umbre, dovuti a scelte aziendali apparentemente illogiche». In più «si poneva in una posizione di stabile asservimento nel periodo 1998-2016 condizionando la gestione delle società umbre e portandole ad assumere iniziative economiche contrarie a ogni logica aziendale nei rapporti con Cotri Scarl e Roma Tpl Scarl pur di soddisfare gli interessi dei sodali». Dalle indagini è emerso che in cambio avrebbe ottenuto due contratti di collaborazione per un totale di 1,8 milioni di euro in sette anni. 

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