Eroina

di Iv. Por.

Cala in Europa il consumo di eroina, mentre domina il cannabis. In questo contesto, però, spetta a Umbria e Marche la palma delle regioni a più alto consumo di «brown sugar» dell’Ue. Lo ha detto il capo del Dipartimento Politiche Antidroga, Giovanni Serpelloni, in occasione della presentazione della Relazione annuale 2013 dell’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze.

Roma regno della coca Il rapporto stila un quadro su dati del 2011, ma Serpelloni ha anticipato alcuni dati italiani relativi al 2012. Emerge, ad esempio, dall’analisi delle acque reflue, che è Roma, non Milano come comunemente si pensa, «la capitale italiana della cocaina, seguita da Napoli».

Umbria capitale dell’eroina Proseguendo con la mappatura del territorio nazionale, Serpelloni ha evidenziato come c«l’Umbria e le Marche siano invece le regioni con la più alta prevalenza, sia italiana che europea, per consumo di eroina. Toscana, Sardegna, Marche, Lazio, Sicilia, Emilia Romagna e Campania sono invece le regioni con il più alto numero di decessi droga-correlati. In generale – ha concluso – il fenomeno droga riguarda maggiormente il nord e il centro della penisola».

Il quadro europeo: domina la cannabis Guardano al panorama europeo, sono stati 77 milioni gli adulti che, nel biennio 2011- 2012 hanno fatto uso di cannabis; 1,4 milioni di consumatori problematici di oppiacei in Europa (circa il 0,4% della popolazione adulta 15-64) principalmente consumatori di eroina , ma anche altri droghe sintetiche.

Cala l’eroina I dati presentati dall’Osservatorio europeo suggeriscono che l’Europa sta assistendo a un calo del consumo di eroina, anche se i paesi mostrano diversi modelli e tendenze. In tutta Europa, il numero di coloro che entrano in trattamento per la prima volta per problemi di eroina è sceso da un picco di 59 000 nel 2007 a 41 000 nel 2011, con riduzioni più evidenti nei paesi dell’Europa occidentale.

Coca e droghe sintetiche La cocaina resta la seconda droga più utilizzata in Europa dopo la cannabis: questa sostanza secondo i dati è stata utilizzata dai giovani europei e circa 2,5 milioni l’hanno consumata ( età compresa tra i 15 ei 34 anni) nel corso dell’ultimo anno. Per quanto riguarda l’ecstasy e le anfetamine, l’ultima stima ha evidenziato  che ci sono stati 1,8 milioni di giovani europei di età compresa tra 15-34 anni che hanno consumato ecstasy durante l’anno passato e allo stesso modo 1,7 milioni che hanno utilizzato anfetamine durante quel periodo.

Cannabis in crescita tra adolescenti Anche il trend europeo dunque ricalca i trend di contrazione dei consumi italiani già individuati ed annunciati nella scorsa relazione al parlamento. Secondo alcuni dati preliminari nazionali del 2013 (dati un anno più avanti a quelli europei)  più di dettaglio ed elaborati dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei ministri,  il consumo di cannabis diminuisce tra la popolazione generale mentre dà segni di aumento, anche se ancora contenuto, tra gli adolescenti tra i 15 ed i 19 anni. Dall’indagine italiana, condotta su un campione di 45 mila studenti, risulta che il 21.43% ha fatto uso almeno una volta di cannabis negli ultimi dodici mesi, con una crescita di due punti percentuali (19.14% nel 2012) rispetto all’anno precedente. Al contrario, tra la popolazione generale (15-64 anni), il fenomeno è in calo (sulla linea quindi di altre droghe come cocaina ed eroina) come dimostrano meglio anche i dati sulla concentrazione di sostanza nelle acque reflue rilevata presso 18 centri urbani.

Calo positivo «Registriamo con soddisfazione – ha dichiarato Serpelloni –  il fatto che i dati europei dimostrano un calo dei consumi generalizzato ci rende ancora più convinti che il fronte della droga può essere vinto e che la presa di consapevolezza da parte dei giovani sulla necessità ed opportunità di non usare nessun tipo di droghe è un fattore fondamentale per prevenirne il consumo. Il dato più  significativo nei giovani è la corrispondenza tra l’uso di cannabis e la diminuzione della percezione del rischio di pericolosità di questa sostanza. Un’altra variabile importante nel condizionare i comportamenti degli adolescenti è il grado disapprovazione sociale trasmesso ai giovani da famiglie, scuole, Stato e coetanei: indagini scientifiche dimostrano che se questo diminuisce – spiega Serpelloni – aumenta il consumo. Diffondere quindi informazioni errate sulla non pericolosità di questa sostanza è assolutamente negativo oltre che non veritiero sopratutto per le giovani generazioni che tendono poi a sminuirene le potenzialità tossiche».