di Barbara Maccari
Le polemiche, le accuse, le colpe sono rimaste fuori dal Duomo. Venerdì era il giorno dell’ultimo saluto a Lamberto Lucaccioni, stroncato dall’ecstasy ad appena 16 anni. Un’intera città si è stretta attorno a questo suo giovane concittadino, morto a soli 16 anni: i genitori, i parenti, gli amici ma anche tanta gente comune ha voluto dire addio a questo ragazzo. Erano presenti anche il sindaco Luciano Bacchetta e in rappresentanza del comune di Riccione l’assessore Roberto Cesarini. La messa è stata celebrata dal vescovo Domenico Cancian.
Ultimo viaggio Lamberto era arrivato in Duomo nel pomeriggio di giovedì e da allora non è mai rimasto solo. Sulla sua bara gli amici hanno adagiato la sua divisa da calcio della Madonna del Latte e una sciarpa della Juve, di cui il ragazzo era grande tifoso. Ai lati i compagni di squadra hanno scortato l’amico di sempre in questo suo ultimo viaggio. Moltissima la gente presente ai funerali, tanto che qualcuno è dovuto rimanere sulla scale fuori.
Educazione Ad interrompere i canti del coro è stato il vescovo Domenico Cancian, che in lacrime ha detto poche ma significative parole: «Questa tragedia ha toccato tutta la nostra comunità, occorre richiamare la responsabilità umana, che chiama in causa ognuno di noi. Senza giudicare nessuno, gli adulti e anche i media devono fare di più per i nostri ragazzi, educarli e segnalare le situazioni di pericolo per evitare esperienze senza ritorno come questa».
LA CONFESSIONE TRA LE LACRIME DEL 19ENNE CHE HA VENDUTO LA DROGA
Appello Il vescovo si è rivolto poi alla pancia dei tanti giovani presenti in Duomo: «Faccio un appello a tutti questi ragazzi, prendetevi le vostre responsabilità, custodite la vostra vita che è il bene più prezioso, separate le cose belle da quelle negative, imparate a divertirvi in modo sano e non sottovalutate gli effetti disastrosi di queste sostanze».
Lettere compagni Al termine della messa toccanti sono state le parole lette dai compagni di classe: «Ciao Lamby, siamo noi, i tuoi compagni, e siamo qua per ricordare quante ne abbiamo passate insieme, nessuno vuole dirti addio, ci sei e ci sarai sempre. Eri il più “bociarone”, quello che teneva la casse in allegria, ci rivedremo a settembre tra i banchi di scuola, come ogni anno, sarai lì col tuo sorriso, la tua voglia di vivere, la tua maglia fino alle ginocchia, la tua risata. Tu sei qua con noi, veglierai su di noi, ci starai accanto, sarai il nostro angelo». «Tutte le lacrime del cielo non bastano ad esprimere il nostro dolore, dire che ci manchi è troppo poco, ci hai lasciato troppo presto, ti vorremo bene per sempre». «Lamby, sei sempre stato disponibile e generoso, avevi sempre una parole di conforto e aiutavi tutti col tuo sorriso, non ti lasciavi mai abbattere dalle difficoltà, non giudicavi mai nessuno senza conoscerlo».
Lettera calciatori Anche i ragazzi che giocavano a calcio nella Madonna del latte hanno voluto ricordare il loro compagno di squadra: «Non basta questa chiesa e tutto il cielo per contenere il dolore e quello della città, il nostro vuole essere un saluto breve e non un addio. Il tuo entusiasmo, il tuo amore per il calcio e per la Juve saranno sempre presenti, sei un fratello più che un amico e crescerai dentro ad ognuno di noi, con noi. Quando alla prossima partita l’arbitro farà l’appello sarai con noi come sempre per rispondere presente». Al termine della messa la bara di Lamberto è stata portata fuori a spalla dai suoi compagni in un unico grande applauso.
