Francesco Rosi e Raffaella Presta

di F.M.

«Ignoravo tutto, la picchiava dove non si vedeva». Non riesce a trattenere le lacrime Antonio Presta davanti alle telecamere del Tg1. Il padre di Raffaella Presta, l’avvocatessa 40enne uccisa a fucilate dal marito Francesco Rosi (di cui per la prima volta pubblichiamo una foto mandata in onda dal Tg1) lo scorso 25 novembre, intervistato ha detto che non sapeva di quello che stava capitanto alla figlia.

Ferocia «Tante cose sono venute a galla solo dopo – ha spiegato -. Pare che il signor Rosi fosse dotato di una certa fuirbizia, all’inizio la picchiava dove non si vedeva. Evidentemente non aveva calcolato bene la ferocia che viveva vicino a lei, perché, a posteriori, la sentenza era stata già emessa».

Premeditazione Per l’avvocato della famglia Presta Marco Brusco, «c’è la premeditazione, ci batteremo in giudizio perché venga riconosciuta e perchè venga dato l’ergastolo al signor Rosi, visto che non riteniano nessun altra pena congrua».

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Perizia psichiatrica Francesco Rosi, arrestato nell’immediatezza dei fatti dopo aver confessato di aver sparato alla moglie, è stato sottoposto ad osservazione psichiatrica nel carcere di Piacenza dopo che aveva tentato gesti di autolesionismo nella sua cella del carcere di Capanne. I suoi legali Luca Maori e Donatella Donati hanno da subito sostenuto che la sua condizione psicofisica non fosse compatibile con il carcere. Intanto, lunedì 29 febbraio, inizieranno a Roma gli esami sull’arma ai Ris di Roma alla presenza di tutte le parti.

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Fucile ricaricato? E, oltre alle analisi tecniche, resta da chiarire  la dinamica. Rosi ha sparato con una vecchia doppietta. Le doppiette espellono le cartucce dei colpi sparati quando apri il fucile. Ebbene, sul luogo del delitto una cartuccia era fuori dal fucile, l’altra, esplosa, era ancora dentro. Una delle spiegazioni plausibili, se non la più probabile, è che Rosi abbia caricato un primo colpo, lo abbia esploso e poi abbia caricato il secondo per finire Raffaella forse quando lei era già caduta a terra. Se non avesse sparato il secondo colpo alla scapola dalle spalle, lei sarebbe viva. Il colpo all’inguine infatti, che molto probabilmente ha deviato lei mettendo unamano davanti al fucile – come dimostra la ferita sull’arto – non sarebbe stato fatale. Potrebbe essere bastato però a farla cadere col volto verso terra.

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