di Fra. Mar.
«Mi dovevano 16.600 euro che non ho mai ricevuto, ormai da due anni. Mi ha detto esplicitamente che se rinunciavo alla liquidazione mi riassumeva». E’ per questo che due persone, un uomo e una donna, rispettivamente titolare e amministratrice di una ditta di Tuoro sul Trasimeno, sono stati rinviati a giudizio dal giudice Alberto Avenoso con l’accusa di estorsione.
Il ricatto Secondo quanto si legge nel capo d’imputazione, i due imputati, «debitori in una procedura esecutiva iniziata dall’ex dipendente per spettanze di fine rapporto non corrisposte, dopo un pignoramento negativo e dopo un pignoramento comunicavano il licenziamento e successivamente, a fronte delle rimostranze del dipendente, subordinavano l’eventuale riassunzione ad una rinuncia scritta all’esecuzione mobiliare».
Le parole C’è anche una telefonata agli atti del processo in cui uno degli imputati diceva alla parte lesa: «Hai voluto fare il furbo così sei stato licenziato». E all’avvocato poi ripeteva: «Lei sa quello che è successo, se lui vuole essere riassunto mi deve fare avere la rinuncia scritta all’esecuzione mobiliare. Altrimenti non lo riassumo».
A processo Ma l’uomo non ha fatto alcuna rinuncia e anzi ha proceduto a fare denuncia per estorsione. Giovedì mattina i due, difesi dagli avvocati Marco Brusco e Francesco Blasi, sono stati rinviati a giudizio. Per loro il processo inizierà il 19 luglio prossimo.

