di Ivano Porfiri
Una stretta contro i tunisini. Non in quanto tunisini, ma perché protagonisti di una ormai lunghissima serie di episodi criminali. Un’operazione interforze ha portato a rintracciare 36 persone, tra cui 2 minori, tutti allontanati da Perugia seppure in forma diversa. Ad illustrarla il questore Sandro Federico e il sindaco Wladimiro Boccali, che ha scritto una lettera all’ambasciatore tunisino.
I numeri L’operazione interforze, coordinata dal questore, si è basata su una serie di attività d’indagine della squadra mobile che ha fatto sì che nel corso degli ultimi giorni polizia, carabinieri, guardia di finanza, coadiuvati da polizia municipale e provinciale, andassero a prendere direttamente in casa gli stranieri individuati come autori di reati. In totale, sono stati 36 i tunisini (tutti del medesimo quartiere di Tunisi) rintracciati. Per 19 di loro si sono aperte le dei Cie (centri di identificazione ed espulsione). «Ognuno di loro ha un profilo criminale ben preciso», ha specificato il capo di gabinetto della questura, Salvatore Barba. Tre, ad esempio, erano stati autori di una sommossa in un Cie e ne erano fuggiti, altri 3 dovevano lasciare l’Italia dopo aver scontato una pena in carcere. Tra gli accompagnati alla frontiera anche 8 detentori del permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari, tra cui 2 minori autori di reati, affidati a una comunità. A 5, senza episodi criminali ma semplicemente clandestini, è stato consegnato l’ordine di lasciare l’Italia entro 5 giorni. Tutte le operazioni, è stato sottolineato, si sono svolte regolarmente e senza incidenti.
Questore: impegno quotidiano Alla conferenza stampa, oltre a rappresentanti di tutte le forze dell’ordine, hanno partecipato il questore Federico (che a fine settembre lascia il suo incarico per andare in pensione) e il sindaco di Perugia Boccali. «La nostra lotta al crimine è quotidiana – ha detto il questore – ogni giorno i miei ragazzi scendono in strada senza paura per rendere sicuro il cittadino. Questo l’ho sempre detto alle istituzioni e alla popolazione. Da questo punto di vista è stato importante in questi anni il coordinamento tra le forze dell’ordine e anche con i vigili urbani, che sempre di più ci forniscono supporto e informazioni. La visita, oggi, del sindaco, ci gratifica e rende meno malinconico per me lasciare questa città».
Impegno a tutto campo Boccali ha ringraziato le forze dell’ordine per l’impegno e in particolare in questore. «Nei giorni scorsi (dopo l‘omicidio del tunisino alla Pallotta, ndr) – ha detto – ho alzato i toni. Queste operazioni sono la risposta che non è mai mancata: questa attività di presidio è, per noi, fondamentale. Da parte mia ho messo in campo tutte le attività possibili per un sindaco e mi sono fatto portavoce anche per le cose non di mia competenza: ho scritto all’ambasciatore della Tunisia, ho parlato col capo di gabinetto di Frattini».
Crociata contro i delinquenti In particolare sul problema tunisini, Boccali ha sottolineato che «non ho timore di offuscare l’immagine di accoglienza della città di Perugia né facciamo crociate contro i migranti, ma contro chi viene qui per delinquere sì: stiamo studiando forme amministrative (ordinanze, regolamento di polizia urbana) per rafforzare i controlli su pubblici esercizi e appartamenti. Non vogliamo militarizzare la città – ha detto il sindaco – ma far sì che vengano rispettate le regole».
La lettera Il sindaco ha inviato una lettera all’ ambasciatore della Tunisia a Roma, il cui contenuto è stato comunicato al nostro ministero degli esteri. Il sindaco nei giorni scorsi aveva parlato telefonicamente con il capo di gabinetto del Ministro Frattini, Pasquale Terracciano. Nella missiva viene sollevata ufficialmente la questione della rete dello spaccio di stupefacenti in mano alla malavita tunisina e si chiede una adeguata collaborazione. Dopo aver premesso che Perugia è una città ospitale e solidale, accogliente con chi arriva da paesi stranieri per vivere, studiare e lavorare onestamente, ed aver ricordato come è stata affrontata l’ ultima emergenza profughi, il sindaco entra nel merito dell’iniziativa. «La comunità tunisina – scrive Boccali – è numerosa e ben radicata. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di persone che vivono con decoro, stimate e benvolute, che lavorano e fanno studiare i loro figli. Purtroppo negli ultimi mesi stiamo assistendo ad un fenomeno molto preoccupante, marginale per quanto riguarda i numeri, ma estremamente negativo per l’impatto sulla nostra città. A Perugia si è stabilita una organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, con gravi effetti su una realtà urbana che ha sempre fatto della qualità della vita il suo tratto distintivo. La quasi totalità degli spacciatori fermati dalle forze dell’ordine è di nazionalità tunisina. Alcuni di loro soltanto pochi giorni prima di essere arrestati a Perugia risultavano sbarcati a Lampedusa o altre località dell’ Italia meridionale. E’ molto probabile dunque che operi una vera e propria centrale tra Tunisia e Italia, e che sia essa ad organizzare questo flusso continuo di manovalanza criminale con metodo». Da qui, la richiesta del sindaco all’ambasciatore: «aiutarci, tramite il Suo governo e le forze di Polizia, affinché si trovino gli idonei strumenti per stroncare all’origine questo fenomeno malavitoso. E’ nell’ interesse della nostra città nel suo complesso, ma lo è anche della comunità tunisina e delle persone oneste e laboriose che la costituiscono». Boccali conclude dicendosi pronto ad incontrare l’ambasciatore, sia a Roma, presso l’ambasciata tunisina, sia a Perugia.

