di Enzo Beretta
L’Università per Stranieri di Perugia, parte civile nel procedimento penale aperto in seguito all’indagine della Procura della Repubblica sulla presunta maxi-truffa da quattro milioni di euro e i mancati incassi dagli studenti cinesi, lamenta «ingenti danni sia di carattere patrimoniale che non patrimoniale» per un totale di oltre 5,2 milioni di euro. I pm chiedono di processare l’ex direttore generale Cristiano Nicoletti, l’allora responsabile per le relazioni internazionali Fabrizio Focolari e i cinesi Zeng Delong e Yin Liu, agente e titolare della Grifone international culture communication limited, l’agenzia che si è occupata dell’organizzazione dell’arrivo degli studenti cinesi per i progetti Marco Polo e Turandot. Vengono accusati di truffa in concorso.
Mancati incassi «Quanto alla componente patrimoniale — scrivono il procuratore dello Stato, Elia Camilli, e l’avvocato dello Stato, Maria Assunta Mercati – ove risulti provata in sede dibattimentale l’ipotesi accusatoria, si rivelerebbe causalmente connesso alla condotta illecita degli imputati il pregiudizio consistente nei mancati incassi dei diritti di iscrizione da parte dell’Ateneo a fronte della regolare somministrazione, nel periodo dal 2015 al 2019, di corsi di lingua e cultura italiana agli studenti cinesi – Progetti Marco Polo e Turandot – quantificabile in 3,9 milioni di euro».
IL VERBALE DELLA RICERCATRICE CONTRO L’EX DG OLIVIERI
L’indagine interna Prosegue l’atto: «Sempre sotto il profilo patrimoniale, oltre al prevedibile calo delle iscrizioni la cui incidenza si illustrerà in sede dibattimentale, poiché a seguito dell’emersione del grave ammanco di bilancio l’Ateneo ha doverosamente svolto una complessa indagine interna con impiego di rilevanti risorse di mezzi e personale, che si è protratta per vari mesi ed ha condotto alla formulazione di numerose contestazioni disciplinari e di due denunce penali, anche tale posta, quantificabile in quasi 45 mila euro, costituisce per consolidata giurisprudenza una voce di cui l’Ateneo dovrà essere risarcito».
PROCESSO SUAREZ: ANCHE QUI L’UNISTRA VUOLE ESSERE RISARCITA
«Sviata la funzione istituzionale» Nella memoria si parla anche dello «sviamento della funzione istituzionale affidata all’Ateneo»: «L’attività delittuosa degli imputati ha infatti per anni sistematicamente inciso, inficiandola, sulla complessiva organizzazione dell’Università, con inevitabile ricaduta sulla stessa fondamentale funzione pubblica di ricerca promossa dalla stessa, in particolare nel lungo periodo che è stato necessario per completare la fase delle indagini interne. Tale tipologia di danno non patrimoniale – si legge – consistente nella lesione di un fondamentale diritto costituzionale facente capo all’Ente, è unanimemente definito dalla giurisprudenza quale ‘danno morale’ inteso come ‘lesione di interessi non economici aventi comunque rilevanza sociale’ alla cui realizzazione è finalizzata la funzione pubblica affidata alla persona giuridica. La quantificazione potrà essere effettuata in via equitativa e comunque dovrà attestarsi in una somma non inferiore ai 300 mila euro».
«Amministrazione ingannata» Sempre secondo Camilli e Mercati un «ulteriore danno non patrimoniale (il riferimento è al danno d’immagine, ndr) è poi derivato per il fatto che i gravi reati contestati, commessi dagli imputati attraverso una condotta idonea a trarre in inganno l’Amministrazione, sono risultati idonei ad offendere e ledere gravemente la credibilità pubblica e, di conseguenza, il prestigio dell’Università ingenerando nei cives la convinzione che l’azione dell’Ateneo non sia stata per lungo tempo conforme ai canoni di cui all’articolo 97 della Costituzione».
Il principio di imparzialità è esplicitamente affermato nell’art. 97 della Costituzione italiana. Esso rappresenta il principio fondamentale che deve guidare la pubblica amministrazione nell’esercizio delle sue funzioni
«Sconcerto nell’opinione pubblica» «Peraltro – si legge ancora – l’importo particolarmente elevato delle somme illecitamente sottratte all’Ateneo in forza di condotte truffaldine e falsificatorie, il lungo lasso di tempo durante il quale tali condotte sono state reiterate, la notorietà e l’apicalità dei soggetti coinvolti e la conseguente rilevanza mediatica che la vicenda ha avuto sui principali mezzi di informazione (televisione pubblica, stampa nazionale e locale) che ha ingenerato smarrimento e sconcerto nell’opinione pubblica, sono tutti elementi che concorrono a conferire particolare gravità al danno all’immagine subìto dall’Ateneo. La relativa quantificazione potrà essere effettuata in via equitativa in una somma comunque non inferiore a 1 milione di euro».
Richiesta danni L’Unistra, che intende «conseguire l’integrale risarcimento dei danni patiti per effetto dei reati», chiede la «condanna in solido al risarcimento»: «In particolare si chiede la condanna degli imputati al risarcimento del danno patrimoniale in 3.944.824,97 euro» e del «danno non patrimoniale in una somma non inferiore a 1.300.000 euro».
