di Francesca Marruco

Con un mezzo passo indietro e una specificazione per quasi ogni evenzienza, il presidente del tribunale penale di Perugia Gaetano Mautone, dopo la promessa fatta al presidente dell’ordine dei giornalisti dell’Umbria Roberto Conticelli, dopo ssere stato contattato da singoli giornalisti, da agenzie di stampa e dagli organsmi di categoria umbri, consigliato anche dal presidente del tribunale Aldo Criscuolo, da subito più disponibile ad una soluzione più condivisa, ha rivisto il provvedimento in virtù del quale venerdì scorso era stato interdetto l’accesso al primo piano del tribunale penale – un luogo pubblico – ai giornalisti.

Il nuovo provvedimento E quindi, dopo la dura presa di posizione dell’Associazione stampa umbra che stigmatizzava la decisione che «pregiudica fortemente il diritto/ dovere di informazione» e dopo che la notizia era stata ripresa nel sito della Federazione nazionale della stampa e in quello di Ossigeno per l’informazione, è comparso un nuovo avviso, sottolineato con lo stesso evidenziatore, apposto vicino al vecchio: tre copie all’ingresso al piano terra, e altre tre al primo piano, uno addirittura sul tavolo in cui normalmente giornalisti e avvocati attendono l’esito delle udienze.

Le nuove regole Insomma,«a migliore precisazione del contenuto del proprio provvedimento – si legge adesso – sentiti gli interessati ed i loro organi rappresentativi, tenuto conto che alcuni giorni della settimana nelle aule del settore gip/gup vengono tenute udienze dibattimentali, monocratiche e collegiali», «il divieto di accesso al piano 1 dell’edificio deve essere, pertanto, limitato esclusivamente alle udienze gip/gup, mentre sarà consentito il libero accesso alle aule per le sole udienze pubbliche». Il presidente consente inoltre «l’accesso e la sosta» ai giornalisti nell’ampio locale adiacente il corridoio che porta alle aule di udienza gip/gup.

Neanche un caffè alla macchinetta Per cui, se le udienze dibattimentali vengono celebrate al primo piano i giornalisti vi possono accedere, passando per il corridoio incriminato senza rischiare di evadere il divieto, evitando magari di attardarsi chiacchierando con qualche conoscente. Se invece non ci sono udienze di primo grado, ma solo camerali – a cui mai nessun giornalista ha assistito – la immaginaria linea rossa per gli operatori dell’informazione, è dove inizia il corridoio. Con buona pace anche di qualsiasi altra necessità quale il prendersi un caffè alla macchinetta ( l’unica altra si trova al piano terra nella zona delle cancellerie, e quindi interdetta al pubblico) o andare in bagno se l’altro che si trova nella zona a libero accesso è occupato. Tutto ciò senza voler considerare il danno che ancora si crea ai giornalisti nella quotidiana esplicazione del loro lavoro.

Due stesure, stessa sostanza  Le stringenti regole enunciate nella seconda stesura del provvedimento dunque  – quelle contenute nella prima non sarebbero andate lontano visto che impedivano l’accesso ad una udienza pubblica  – imbrigliano in maniera sostanziale la loro libertà di movimento, indispensabile per una informazione sacrosanta. E per l’altrettanto sacrosanto diritto dei cittadini ad essere informati.

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