di F.Mar.
Ilaria Abbate e il suo bambino lottano ancora tra la vita e la morte, in uno stato di coma da cui potrebbero anche non risvegliarsi più. La 24enne di origine partenopea, ferita da un colpo di pistola esploso dall’ex compagno Riccardo Bazzurri che era morto dopo essersi sparato, è sempre ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, con una equipe di medici che la segue costantemente e periodicamente si riunisce per valutare cosa può essere fatto, anche se, a distanza di quasi un mese, la situazione non è cambiata di una virgola.
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Meyer Stesso discorso per il bambino, anche lui ferito gravemente dal colpo di pistola esploso dal padre, ancora ricoverato all’ospedale Meyer di Firenze. La sua situazione è sempre stabile, anche se gravissima. I nonni, materni e paterni, si alternano al capezzale del piccolo di neanche tre anni, aggrappandosi ad ogni lieve miglioramento e sperando in un miracolo.
Grazie all’ospedale Chi invece proprio martedì mattina ha voluto rngraziare tutto l’ospedale di Perugia è stata Ilaria Toni, l’amica della giovane mamma che rimase anche lei ferita nella sparatoria. Ilaria Toni , ha ripreso da qualche giorno la sua attività professionale, come dipendente della Cofely, azienda che si occupa, tra l’altro, della gestione del calore dell’Azienda Ospedaliera di Perugia. La giovane professionista ha voluto quindi ringraziare tutto il personale del S. Maria della Misericordia, rappresentando i suoi sentimenti di gratitudine ai medici e al personale infermieristico durante una breve visita al Direttore dell’Azienda Ospedaliera Walter Orlandi.
Attraverso l’ufficio stampa dell’Ospedale, Ilaria ha voluto mandare un caloroso abbraccio a tutti i professionisti dell’Ospedale: «Mi è impossibile raggiungerli tutti ma e voglio pubblicamente manifestare loro il mio apprezzamento per l’impegno e la dedizione che ho ricevuto nelle cure. Vorrei anche aggiungere un grazie affettuoso per aver avvertito forti sentimenti di vicinanza e solidarietà nei confronti miei e della mia famiglia».
