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di Enzo Beretta

Si è aperto davanti al tribunale di Perugia il processo a carico di un albanese di 47 anni accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale nei confronti della moglie. La prima udienza si è celebrata davanti al collegio presieduto dal giudice Angela Avila. Secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta di giudizio immediato della Procura di Perugia l’uomo avrebbe sottoposto la donna a «condotta abituale e sistematica di violenza fisica e psicologica», aggravata dall’abuso di alcol e sostanze stupefacenti, maltrattandola anche davanti ai figli minori. Tra gli episodi più gravi contestati ce n’è uno avvenuto nel 2021 quando avrebbe «costretto» la moglie «a subire un rapporto sessuale completo contro la sua volontà». Agli atti anche un episodio avvenuto nell’agosto 2025, quando l’imputato avrebbe minacciato la donna impugnando una pistola e pronunciando frasi come: «vattene via di qui, ti ammazzo, ti trovo ovunque vai! Hai visto la pistola! Ti brucio la macchina! Ti metto fuoco assieme alla macchina!».

Ricostruzione Nel capo d’imputazione la Procura ricostruisce una lunga serie di presunti episodi di violenza che si sarebbero protratti dal 2006 fino al 2025 tra Corciano e Castel del Piano. Secondo l’accusa il 47enne avrebbe assunto «un atteggiamento prepotente ed arrogante nel contesto familiare», danneggiando oggetti e suppellettili durante le liti e costringendo la donna, terrorizzata, a chiudersi in camera da letto. In più occasioni l’avrebbe minacciata dicendole che, se lo avesse lasciato, le avrebbe «reso la vita impossibile» e che avrebbe «ammazzato prima lei, i figli e poi se stesso». Contestate anche aggressioni fisiche durante la gravidanza della donna: nel 2006 le avrebbe sferrato uno schiaffo mentre stava guidando, «spaccandole il labbro» perché aveva sbagliato strada; nel 2008 l’avrebbe spinta con forza contro un termosifone mentre era incinta; nel 2019, durante una discussione, avrebbe preso una prolunga girandola intorno al collo della moglie, che teneva in braccio il figlio minore, minacciando di ucciderla.

Contestazioni Secondo la Procura l’uomo non avrebbe partecipato «alle necessità del nucleo familiare, né economiche né domestiche» e avrebbe tempestato la compagna di chiamate per sapere dove fosse e con chi. Comportamenti che avrebbero determinato «un insano clima di timore e tensione», causando alla donna e ai figli «profonde sofferenze e forti umiliazioni» e costringendola a vivere «in un perdurante stato di soggezione psicologica». La donna (assistita dall’avvocato Salvatore Cavuoti) si è poi rivolta alle forze dell’ordine nel 2025. L’imputato è difeso dall’avvocato Vincenzo Bochicchio.

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