di Chiara Fabrizi
«Il cedimento dell’argine del torrente Ruicciano è stato favorito da una buca di grandi dimensioni scavata da un istrice, oltreché dalle piogge eccezionali». Non ha molti dubbi Paolo Montioni, presidente del Consorzio di Bonificazione umbra, sulle cause all’origine della rottura degli argini del corso d’acqua di terza categoria avvenuta alle 6:30 di giovedì mattina in località Fratta di Montefalco, mentre un’ora prima aveva esondato nella zona di Castel Ritaldi in cui prende posto la Locanda di Rovicciano e una manciata di abitazioni.
«Venerdì scorso con personale della Bonifica abbiamo eseguito in questa zona la sorveglianza attiva anche sul Ruicciano, procedendo alla chiusura di una buca di grosse dimensioni che riteniamo sia stata scavata da un istrice», ha spiegato Montioni, affermando che «evidentemente nelle giornate successive l’animale selvatico ha nuovamente riaperto la tana, altrimenti l’argine non avrebbe ceduto in un tratto che peraltro non è neppure ricurvo, dove cioè non impatta con forza l’acqua, bensì rettilineo».
Chiaro è che su questa limitata area della Valle Umbra meridionale, a confine tra i comuni di Montefalco, Castel Ritaldi e Trevi, dalle 4 del mattino dell’11 settembre e per circa due ore sono cadute quantità eccezionali di pioggia. «Parliamo di 104 mm in poco più di due ore e qui dove si è rotto l’argine l’acqua ha trovato terreno soffice, perché aveva già scavato l’istrice, riuscendo così a insinuarsi fino a farlo cedere», ha detto ancora Montioni, secondo cui «eventi di questo tipo sono sempre più frequenti: noi – sono le sue parole – facciamo tanta sorveglianza attiva, ma è sempre più difficile tra gli animali selvatici e la tanta pioggia caduta in quest’area già interessata da precipitazioni abbondanti, tanto che qui negli ultimi giorni sono caduti 350 mm».
L’argine ora è «stato messa in sicurezza col personale della Bonifica che è intervenuto subito sul posto», ha detto sempre Montioni, affermando che «ci siamo già attivati per ripristinare l’argine, abbiamo fatto il relativo protocollo con la Regione e riteniamo di riuscire in 5 o 6 giorni a rimettere tutto a posto». La conta dei danni è in divenire.
